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Archivio delle Categorie: Fumo Denso

Fumo Denso – Capitolo 1 – Due (seconda parte)

*

Stephan arrivò alla casa del fabbro poco dopo, lasciò il suo cavallo libero di pascolare per il colle e andò a passo deciso verso la fucina sul retro, emozionato. Trovò Noil intento a posare un telo grigio su qualcosa che il ragazzo intuì essere il motivo della sua visita.
«Appena in tempo» gli disse la voce roca dell’uomo, un canuto sessantenne dal fisico roccioso, che ricevette in risposta uno sguardo incuriosito. «È per dargli una parvenza di regalo,» aggiunse l’uomo, «buon compleanno Steve.»
Stephan si avvicinò al telo, sotto al quale percepiva la presenza di Nogard. Allungò la mano, afferrò la stoffa e la fece scivolare dolcemente tirandola verso il basso. Si ritrovò davanti l’armatura più bella che avesse mai visto, snella e slanciata, blu come le notti di luna piena, scintillante di una miriade di minuscole stelle che sembravano impastate col materiale di cui era composta. L’elmo aveva la forma della testa di un drago -che Stephan trovò pacchiano- e guanti e stivali che terminavano in artigli. Le girò attorno e quando si fu fermato di fronte al fabbro, il suo viso era spaesato.
«Non ha pezzi. Cioè… è un unico pezzo. E poi non sarà un po’ piccola?»
«È un’impressione perché sei abituato ad armature grosse e goffe, Nogard ci ha fornito le scaglie e il modello, comunque è in grado di adattarsi perfettamente al tuo corpo e, sì, è un unico pezzo.»
«E come faccio a metterla?»
«Lo sai.»
«?»
«Togliti i vestiti e chiamala
Stephan capì. Si spogliò e rimase con una calzamaglia, una maglia aderente a maniche lunghe e guanti che indossava sempre come biancheria.
«Dovresti indossarla senza kain, ha detto Nogard.»
Il ragazzo arricciò il naso in disappunto. Il tessuto elfico che gli aveva regalato il fratellastro era ormai diventato una seconda pelle, e l’idea di toglierselo non l’allettava affatto, anche se significava disubbidire a Nogard. Fece segno di no con la testa.
«Come ti pare, io te l’ho detto. Nemmeno Lucas l’ha fatto.»
«Lucas ha una veste di kain
«Certo, ricordati di chi è figlio.»
«Ah, vero.»
«Dài, provala» l’incitò Noil con un caldo sorriso.
Stephan si concentrò, per espandere la propria coscienza fino ad accarezzare le calde scaglie dell’armatura. Le scivolò addosso per un po’ ed ebbe la certezza di non essersi sbagliato, parte del suo mentore era infusa in essa; questo gli diede sicurezza e la chiamò a sé col pensiero.
L’armatura sparì e Stephan sentì improvvisamente freddo. si guardò le mani e le vide vestite degli artigli lucenti che aveva ammirato poco prima. Si mosse un po’, allungò le braccia, piegò le gambe e saltellò. Avvertiva appena l’armatura, che elastica seguiva senza sforzi i suoi movimenti.
«Sei pronto?» gli chiese la voce ferrosa del fabbro alle sue spalle.
«Per cosa?» gli domandò il ragazzo girandosi giusto in tempo per vederlo abbattergli contro un fendente con una delle spade della fucina. Stephan potè solo alzare un braccio per parare, e vide la lama attraversarlo come se non esistesse. Al passaggio della lama sentì propagarsi una sensazione di gelo
«Funziona» disse poi scrollando le spalle.
Noil sorrise di nuovo, posò l’arma e sparì per un attimo dietro una rastrelliera. Ne tornò con un’ingombrante involto che posò su un tavolo con un clangore soffocato dal tessuto.
«Un altra sorpresa?» chiese Stephan, la voce resa cavernosa dall’elmo.
«Un’armatura non è completa senza una spada e uno scudo» disse l’altro scoprendo uno spadone a due mani e un grande scudo  a forma di ala di drago. «Sono fatti dello stesso materiale dell’armatura.»
«Immagino servano per armi più sofisticate di quelle convenzionali, giusto?»
«Giusto. Nonostante la grandezza di Nogard, quest’armatura e queste armi non sono che un mero simulacro, e anche il tuo potere è solo un riflesso del suo, per quanto vigoroso.»
«Adesso mi fai sembrare una mezzasega.»
Noil rise di gusto. «No, non volevo dire questo, solo che incontrerai nemici in grado di aggirare le protezioni magiche del tuo armamento. Scusami se sono stato pomposo.»
«Tranquillo.»
Il fabbro gli passò le armi, Stephan si assicurò lo spadone al fianco sinistro e infilò lo scudo prima di Sguainarlo. La lama aveva lo stesso colore dell’elsa, e nonostante la lunghezza si maneggiava agevolmente anche con una mano sola. Dalle estremità della guardia partivano paralleli alla lama due spuntoni come zanne di drago lunghi una ventina di centimetri. Dopo averci armeggiato un altro po’, il ragazzo lo rinfoderò, poi si rivolse di nuovo all’uomo.
«È tutto perfetto, grazie.»
Noil si limitò a inclinare il capo con un sorriso.
«È ora di andare.»
Raccolse gli indumenti che giacevano ancora sul suolo polveroso della fucina, li arrotolò e se li mise sottobraccio, mentre con l’altro afferrò il muscoloso avambraccio di Noil, che ricambiò la stretta.

Poco dopo era di nuovo in sella al suo baio, diretto verso casa di Lucas.

 
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Pubblicato da su 12 gennaio 2012 in Fumo Denso

 

Fumo Denso – Capitolo 1 – Due (prima parte)

Stephan trovò Pam seduto nudo sul letto intento a leggere l’ultima copia dell’Eco. Portava gli occhiali e aveva raccolto i lunghi capelli castani in una coda di cavallo, sembrava molto concentrato.
«Ancora quella roba? Lo sai che ti succede se il re ti becca?»
«Chi,» chiese Pam senza staccare gli occhi viola dal giornale, «quel massone pedofilo che appena eletto Presidente grazie alla propaganda dei suoi giornali e saltimbanchi ha trasformato la Repubblica in monarchia modificando la Costituzione dopo aver fatto uccidere chi non era riuscito a corrompere?»
Stephan soppesò quelle parole prima di rispondere.
«Sì, lui.»
«Che vuoi che mi faccia, sono il figlio dell’ex-Ministro della Difesa, un altro massone come lui.»
«”Figlio adottivo”, Pam. E poi te ne sei andato di casa sei anni fa» ribatté l’altro sedendosi sul ciglio del camino spento, accanto alla porta. La pelle olivastra del suo volto risaltava tra il nero corvino dei capelli corti e il blu notte di camicia e pantaloni lunghi. L’umida calura estiva sembrava non affliggerlo.
«I primi quattro sono stato all’università.»
«Si vede che era destino.»
«Quello di “destino” è un concetto fin troppo egocentrico.»
«Tu che dài dell’egocentrico a qualcun altro?»
«Almeno non credo che ci sia una misteriosa forza invisibile che agisce in nostra funzione.»
«Quindi nemmeno gli Dèi?»
«Gli dèi sono la prima scusa inventata dall’Uomo.»
Stephan fissò il fratello adottivo per un attimo.
«Hai venticinque anni, quando la smetti di parlare come i personaggi dei libri che leggi?»
«Sai che non posso farlo. E tu hai venticinque anni, tra l’altro oggi, auguri.»
«Grazie.»
«Comunque l’età anagrafica è solo una convenzione.»
«Giusto, perché sennò ne avresti ancora diciassette.»
Pam fece spallucce e le sue labbra si strinsero in una smorfia di disinteresse.
«Che sei venuto a fare, Steph?» chiese poi.
«A proposito di destino e Dèi,» rispose il fratello mettendo una mano in tasca, «papà vuole parlarti.»
«Può baciarmi il culo» rispose secco Pam.
«Immaginava» continuò Stephan tirando fuori una busta. A quel fruscio Pam alzò per la prima volta gli occhi dal giornale e riconobbe il sigillo dei Lahmmer, due martelli incrociati che sovrastavano i simboli  reali aggiunti dopo l’incarico governativo di loro padre: un piccolo sole in mezzo a un serpente e a una corona. Il ragazzo riabbassò lo sguardo senza cambiare espressione.
Stephan lasciò la busta lì accanto e sì alzò.
«Sto andando da Noil a prendere la mia nuova armatura, te lo saluto?»
Pam rispose con un gesto osceno, e il fratello se ne andò.
Finito di leggere posò il giornale, prese delle foglie di tabacco da un cassetto e le arrotolò per fumarle. Mentre sbuffava il primo tiro barcollò fino alla lettera, la bruciò con quel che rimaneva del fiammifero e la posò nel camino.

Pam finì la sigaretta e lanciò il mozzicone a far compagnia alle ceneri della lettera del padre. Si girò verso la ragazza che dormiva ancora a pancia in giù e a cui Stephan non aveva prestato tanta attenzione durante il loto scambio di battute nonostante fosse nuda anche lei. Cominciò a baciarle il solco tra le natiche, lasciando posare la lingua sulla pelle di lei. Risalì così, lentamente, fino al collo, facendola svegliare con un brivido. Lei sorrise, mugolò e girò la testa di lato, scostando i capelli per facilitare il lavoro al suo amante per quella notte, pregustando già la passione che l’attendeva. Pam le accostò la bocca all’orecchio e le sussurrò dolcemente:
«È ora che te ne vada.»
Pochi minuti dopo erano già vestiti e all’aperto, lei ancora sotto l’effetto dell’incantesimo del ragazzo che l’aveva placata e convinta a tornare a casa, cancellandole dalla memoria quel poco che sapeva di lui. Dopo che si fu goduto la vista del suo fondoschiena allontanarsi, Pam chiamò Narref col pensiero. Il Frisone smise di brucare e si diresse trotterellando verso il ragazzo, che lo accarezzò in mezzo agli occhi e prima di sellarlo e imbrigliarlo. Si voltò un’ultima volta verso il massiccio albero suo rifugio, poderoso in mezzo alla pineta a pochi passi dal mare del cui pungente odore si riempiva i polmoni. Aveva insegnato solo a Stephan come eludere gli incantesimi di difesa che ci aveva apposto, e in situazioni come quella appena occorsa quasi se ne pentiva. Pettinò la criniera di Narref e, salitogli in groppa, gli trasmise col pensiero l’immagine della Foresta Shood, verso la quale si diresse senza fretta.

*

 
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Pubblicato da su 11 gennaio 2012 in Fumo Denso

 
 
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