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Stephan arrivò alla casa del fabbro poco dopo, lasciò il suo cavallo libero di pascolare per il colle e andò a passo deciso verso la fucina sul retro, emozionato. Trovò Noil intento a posare un telo grigio su qualcosa che il ragazzo intuì essere il motivo della sua visita.
«Appena in tempo» gli disse la voce roca dell’uomo, un canuto sessantenne dal fisico roccioso, che ricevette in risposta uno sguardo incuriosito. «È per dargli una parvenza di regalo,» aggiunse l’uomo, «buon compleanno Steve.»
Stephan si avvicinò al telo, sotto al quale percepiva la presenza di Nogard. Allungò la mano, afferrò la stoffa e la fece scivolare dolcemente tirandola verso il basso. Si ritrovò davanti l’armatura più bella che avesse mai visto, snella e slanciata, blu come le notti di luna piena, scintillante di una miriade di minuscole stelle che sembravano impastate col materiale di cui era composta. L’elmo aveva la forma della testa di un drago -che Stephan trovò pacchiano- e guanti e stivali che terminavano in artigli. Le girò attorno e quando si fu fermato di fronte al fabbro, il suo viso era spaesato.
«Non ha pezzi. Cioè… è un unico pezzo. E poi non sarà un po’ piccola?»
«È un’impressione perché sei abituato ad armature grosse e goffe, Nogard ci ha fornito le scaglie e il modello, comunque è in grado di adattarsi perfettamente al tuo corpo e, sì, è un unico pezzo.»
«E come faccio a metterla?»
«Lo sai.»
«?»
«Togliti i vestiti e chiamala.»
Stephan capì. Si spogliò e rimase con una calzamaglia, una maglia aderente a maniche lunghe e guanti che indossava sempre come biancheria.
«Dovresti indossarla senza kain, ha detto Nogard.»
Il ragazzo arricciò il naso in disappunto. Il tessuto elfico che gli aveva regalato il fratellastro era ormai diventato una seconda pelle, e l’idea di toglierselo non l’allettava affatto, anche se significava disubbidire a Nogard. Fece segno di no con la testa.
«Come ti pare, io te l’ho detto. Nemmeno Lucas l’ha fatto.»
«Lucas ha una veste di kain?»
«Certo, ricordati di chi è figlio.»
«Ah, vero.»
«Dài, provala» l’incitò Noil con un caldo sorriso.
Stephan si concentrò, per espandere la propria coscienza fino ad accarezzare le calde scaglie dell’armatura. Le scivolò addosso per un po’ ed ebbe la certezza di non essersi sbagliato, parte del suo mentore era infusa in essa; questo gli diede sicurezza e la chiamò a sé col pensiero.
L’armatura sparì e Stephan sentì improvvisamente freddo. si guardò le mani e le vide vestite degli artigli lucenti che aveva ammirato poco prima. Si mosse un po’, allungò le braccia, piegò le gambe e saltellò. Avvertiva appena l’armatura, che elastica seguiva senza sforzi i suoi movimenti.
«Sei pronto?» gli chiese la voce ferrosa del fabbro alle sue spalle.
«Per cosa?» gli domandò il ragazzo girandosi giusto in tempo per vederlo abbattergli contro un fendente con una delle spade della fucina. Stephan potè solo alzare un braccio per parare, e vide la lama attraversarlo come se non esistesse. Al passaggio della lama sentì propagarsi una sensazione di gelo
«Funziona» disse poi scrollando le spalle.
Noil sorrise di nuovo, posò l’arma e sparì per un attimo dietro una rastrelliera. Ne tornò con un’ingombrante involto che posò su un tavolo con un clangore soffocato dal tessuto.
«Un altra sorpresa?» chiese Stephan, la voce resa cavernosa dall’elmo.
«Un’armatura non è completa senza una spada e uno scudo» disse l’altro scoprendo uno spadone a due mani e un grande scudo a forma di ala di drago. «Sono fatti dello stesso materiale dell’armatura.»
«Immagino servano per armi più sofisticate di quelle convenzionali, giusto?»
«Giusto. Nonostante la grandezza di Nogard, quest’armatura e queste armi non sono che un mero simulacro, e anche il tuo potere è solo un riflesso del suo, per quanto vigoroso.»
«Adesso mi fai sembrare una mezzasega.»
Noil rise di gusto. «No, non volevo dire questo, solo che incontrerai nemici in grado di aggirare le protezioni magiche del tuo armamento. Scusami se sono stato pomposo.»
«Tranquillo.»
Il fabbro gli passò le armi, Stephan si assicurò lo spadone al fianco sinistro e infilò lo scudo prima di Sguainarlo. La lama aveva lo stesso colore dell’elsa, e nonostante la lunghezza si maneggiava agevolmente anche con una mano sola. Dalle estremità della guardia partivano paralleli alla lama due spuntoni come zanne di drago lunghi una ventina di centimetri. Dopo averci armeggiato un altro po’, il ragazzo lo rinfoderò, poi si rivolse di nuovo all’uomo.
«È tutto perfetto, grazie.»
Noil si limitò a inclinare il capo con un sorriso.
«È ora di andare.»
Raccolse gli indumenti che giacevano ancora sul suolo polveroso della fucina, li arrotolò e se li mise sottobraccio, mentre con l’altro afferrò il muscoloso avambraccio di Noil, che ricambiò la stretta.
Poco dopo era di nuovo in sella al suo baio, diretto verso casa di Lucas.

