mi sembra sciocco scriverti una lettera,
visto che sei stata tu a insegnarmi
quanto le parole valgano poco,
se non nulla,
rispetto alle azioni.
Ma se stai leggendo allora sono morto,
e forse può bastare affinché mi creda.
Ho sempre cercato d’interpretarti,
ma ho sbagliato sia nel volerlo
che nel farlo, perciò basta.
E poi sono stanco.
Sono ancora innamorato dell’immagine che ho di te.
Magari c’innamoriamo davvero solo di quella,
dell’illusione dell’ideale che imponiamo.
Ti sogno ancora dopo tutto questo tempo.
Ho cominciato quando ci siamo conosciuti
e non ho più smesso, tranne qualche volta.
Grazie, anche se forse non ha senso.
Tuo malgrado mi hai insegnato molte cose,
mi hai aiutato a crescere e il desiderio di farti mia
mi ha spinto a riconoscere, affrontare e accettare
gran parte dei miei limiti. E tentare di superarli.
Ho commesso molti errori.
I brutti ricordi che ho di te
sono il riflesso delle mie colpe,
quelli belli m’illuminano.
Mi piacerebbe crearne altri,
ma non possiamo da molto,
per colpa mia. Va bene così.
Ora vedo solo una luce bianchissima
al cui centro risalta il tuo volto che ride,
come uno schizzo fatto con la biro.
Addio
marco


