RSS

Archivio delle Categorie: …the Only One

…the Only One – Capitolo 4 – Perché tu sei con me

Lex Luther.
A proporre quel nickname a Meredith era stato Alessandro, ma a lei non piacevano né i fumetti né il gioco di parole tra il lex latino e il cognome di Martin Lutero. Scosse la testa per scacciare quel pensiero inutile e accese il computer olografico prima di andare a farsi una doccia. Essere un’assistente sociale la rasserenava, le dispiaceva che sarebbe dovuta finire. Pulita e asciutta, indossò una camicetta e un paio di boxer che le aveva lasciato il suo ragazzo, ne gustò il profumo e si morse la lingua. Effettuò il login e seguì con gli occhi azzurri la conversazione degli altri, per poi ridere quando vide la foto della nuova fascia per capelli di kyota: ne indossava una identica per tener fermi i lunghi capelli rossi. Posò lo sguardo sulla Bibbia lì di fianco ma poi tornò allo schermo, non era quello il momento, non aveva voglia, era meglio di no. E poi la conosceva a memoria.
Il suo ragazzo le aveva fatto scoprire un mondo che aveva sempre evitato per colpa dei pregiudizi. Non era stata un’esperienza indolore: aveva dovuto mettere in discussione tutto ciò in cui aveva sempre creduto e rinunciare a molte convinzioni che l’avevano guidata fino a poco prima. Ma con lui era riuscita a non perdersi, e adesso erano insieme in quest’esodo verso la libertà.

Quando si furono collegati anche Bisão e The Man, si versò un bicchiere di vino.

*

Giornalisti e politici l’avevano chiamata “Santa”, ma la Terza Guerra Mondiale aveva benedetto solo chi l’aveva finanziata. Le alte cariche religiose avevano dimenticato il proprio ruolo, da tempo si occupavano di politica ed economia incoraggiando la gente a essere diffidente, ansiosa e razzista. Nonostante ci fosse ancora gente allegra, aperta e attiva, la xenofobia dilagante aveva scortato l’umanità fino allo scoppio del conflitto. La vittoria degli Alleati d’Occidente aveva sancito la religione preferita di Dio, e sul terreno reso fertile da sangue, paura e sconforto, il Cristianesimo aveva soggiogato molti di quelli che non avevano fede. La successiva inondazione aveva spazzato via anche gli scandali che la guerra non aveva seppellito, le sacre scritture erano state lette e interpretate ancora una volta e le fazioni fondamentaliste cristiane avevano guidato la ricostruzione grazie all’importanza guadagnata con la loro politica oscurantista e d’incitazione a boicottaggio e discriminazione.
La Mecca e Gerusalemme erano rimaste al loro posto, ma l’enclave di Città del Vaticano era stata rifondata all’interno della Capitale Mondiale, nella Prima Zona, spostando mattone per mattone basilica e piazza. Con quest’impresa, preludio alla costruzione del Guscio, il Governo Mondiale propugnato da uno dei precedenti pontefici voleva dare un chiaro segnale di potere agli sconfitti.
I musulmani, una piccola parte dei sopravvissuti a guerra e Inondazione, erano oggetto di razzismo quasi quanto gli omosessuali, mentre la parola “ebreo” continuava a essere usata principalmente per indicare uno status. Alcuni parlavano di “sionismo” per identificare i membri del Governo Mondiale e delle corporazioni che, smessa la maschera conservatrice e messe da parte le lobby , seguivano di nascosto dottrine diverse ed erano dediti a rituali esoterici e satanici, in particolare durante i loro meeting estivi a Bohemian Grove.

Paradise. Meredith non avrebbe potuto avere un cognome più azzeccato vista la devozione che a undici anni le era valsa una borsa di studio per un collegio della Santa Sede, ben lontana dalla Sesta Zona dove viveva. La sua vita tuttavia era stata un inferno nei cinque anni precedenti, durante i quali era stata violentata con regolarità dal preside del suo collegio femminile. Convinta di essere punita per i propri peccati, aveva sepolto nel silenzio quell’orrore e ora, lontana da lui e dall’omertà di parenti e amici, aveva voluto dimenticare. La sua vita era stata più dolce, e alle superiori aveva anche riacquistato il sorriso, per un po’.
A metà del secondo anno una sua insegnante era stata sostituita proprio dal suo ex-preside, e
il rito era ricominciato tra preghiere profane e sapore di sale. Tutti sapevano ma nessuno parlava per paura delle conseguenze, e Meredith era sola. L‘unico sfogo per la ragazza era un blog in cui pubblicava quello che le capitava sotto forma di romanzo, e con uno pseudonimo chiedeva consigli ai suoi lettori col pretesto della trama. Uno di loro le aveva dedicato la poesia più bella che avesse mai letto e dato un suggerimento terribile ma seducente, che non era riuscita ad accantonare. Quando le si erano presentati coraggio e opportunità -l’altra faccia di disperazione e fortuna- aveva colpito.
Quella volta il frate non l’aveva legata, e mentre era intento a sfilarle le mutandine, Meredith aveva preso da sotto il cuscino un crocifisso appuntito con un coltello rubato dalla mensa e
gliel’aveva ficcato in un occhio. L’uomo aveva ululato dal dolore spruzzando sangue dappertutto e lei, carica di rabbia, gli era salita sopra cavalcioni e aveva continuato a pugnalarlo mentre recitava il salmo “del buon Pastore”. Le suore l’avevano bloccata e avevano chiamato un’ambulanza; il frate era stato salvato per miracolo.
La Santa Sede aveva provveduto a insabbiare la vicenda e a offrire a Meredith una borsa di studio che avrebbe coperto tutte le spese fino al Dottorato di Ricerca, in cambio del suo silenzio. Lei non aveva intenzione d’aprir bocca, era sazia e voleva dimenticare ancora una volta: senza arrivare al diploma aveva abbandonato la scuola ed era finita in periferia a fare la cameriera.
E il destino l’aveva seguìta.

*

Aveva scartato l’offerta di Alessandro, ma apprezzando il riferimento a Lutero aveva scelto di farsi chiamare “Martina”. Il nickname di lui invece faceva sorgere un triste sorriso sul suo viso d’angelo: l’aveva ancora, lei, un’anima? Anche se aveva spezzato le catene d’oro che l’avevano imprigionata, i dubbi continuavano a divorarla. Faceva spesso degli incubi e si svegliava pensando a Dio: Guardami dall’alto dei miei sensi di colpa, gli diceva.
Era diventata una Dreamer suo malgrado, aveva vacillato alle parole di Alessandro e si era fatta convincere dal suo ragazzo. Provava sempre la tentazione di tirarsi indietro, ma come avrebbe potuto? La prospettiva era allettante e non voleva deludere chi amava, anche se aveva paura.
Finì il bicchiere di vino e non ne riprese più, doveva rimanere lucida.

Dopo le chiacchiere, la riunione cominciò.

* * *

Salmo. Di Davide.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del Suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.

(Salmo 23)

 
Commenti disabilitati

Pubblicato da su 4 novembre 2011 in ...the Only One

 

Etichette: , , , , ,

…the Only One – Capitolo 3 – Non c’è certezza

Vado per i ventotto, si ripeteva Luis tutte le mattine appena sveglio e tutte le sere prima di addormentarsi. E qualche altra volta nel corso della giornata.
Due anni prima aveva chiuso la sua attività, era tornato nella Quarta Zona e aveva cominciato a dare lezioni di capoeira grazie alla protesi biorobotica che Nick gli aveva impiantato alla gamba destra. All’inizio aveva avuto difficoltà a controllarla, ma con l’assunzione di steroidi nanotecnologici creati per lui dall’amico, il suo metabolismo si era sviluppato a tal punto dall’essere al passo con l’arto sovrumano, e ora non aveva più bisogno di prenderli. Nessuno tranne Nick sapeva dell’operazione, e a Luis piaceva avere un certo vantaggio sugli altri.
Finì di farsi la doccia e si asciugò con un accappatoio bianco, in netto contrasto con la sua pelle d’ebano. Si rivestì, chiuse la palestra e tornò a casa, dove si connesse ma rimase Invisibile per controllare la situazione.
A Luis piaceva osservare gli altri e scoprire sul loro conto più di quanto essi sapessero sul suo. Il suo sogno, tuttavia, lo conoscevano tutti.

Molte cose erano cambiate negli ultimi cinque anni, ma non quello.

*

Durante la Ricostruzione il Governo Mondiale aveva intensificato i controlli sulla popolazione, aumentando ancóra di più il numero di telecamere installate negli spazi pubblici e imponendo l’impianto di microchip sottocutanei. In realtà la Massoneria statunitense li aveva già sponsorizzati apertamente negli anni precedenti alla Terza Guerra Mondiale, regalando un buono pasto di cinque dollari a chi si fosse sottoposto all’operazione. Anche l’allora Presidente, premio Nobel per la Pace e principale esportatore di democrazia della sua epoca, aveva previsto microchip RFID obbligatori per per tutti i cittadini a stelle e strisce all’interno della riforma della sanità.
La vera svolta però c’era stata prima, come conseguenza del clima d’odio e di terrore diffuso da mass media e predicatori dopo l’undici settembre del 2001. Una famiglia della Florida si era addirittura proposta volontariamente per la sperimentazione. Nessuno ricordava le parole di Benjamin Franklin, uno dei Padri fondatori degli Stati Uniti d’America, che seppur massone a sua volta, aveva affermato: “Coloro che rinunciano a libertà essenziali in cambio di una piccola sicurezza temporanea, non meritano né l’una, né l’altra”.
L’equipaggiamento delle Forze dell’ordine era stato potenziato, e la differenza tra Polizia ed Esercito si era talmente assottigliata che l’unica cosa che distingueva i due corpi era l’uniforme: blu per il primo e mimetica per il secondo; anche i metodi e la libertà d’azione erano molto simili. In principio erano state organizzate molte proteste pacifiche contro l’egemonia del Governo Mondiale e le sue misure liberticide, ma militari infiltrati tra i manifestanti avevano alzato la tensione con violenze indiscriminate che avevano portato a scontri in cui molti civili erano stati pestati a sangue. I focolai di rivolta nati in seguito erano stati sedati con precise operazioni militari e il beneplacito dell’opinione pubblica, ora indirizzata contro i facinorosi. Quando il Governo Mondiale aveva ristabilito l’ordine, non aveva avviato alcuna indagine né preso alcun provvedimento disciplinare nei confronti di chi aveva abusato del proprio potere, e anzi molti ufficiali erano stati promossi a gradi più alti.
I servizi segreti erano sempre attivi e, sebbene localizzati strategicamente nelle diverse Zone, rispondevano tutti alla CIA, che vista la sua centralità non aveva neanche dovuto cambiare nome. Tutto era sotto controllo.

Luis Fàbio de Alexandre Castilho era l’ultimo di sette figli. Suo padre aveva riscoperto e ricominciato a insegnare la capoeira lì nella Quarta Zona, e i sei fratelli gliel’avevano fatta conoscere fin da piccolo, per vessarlo. Avevano smesso quando, ancora prepubescente, Luis l’aveva appresa. Col suo fisico imponente, durante l’adolescenza si era guadagnato il soprannome di Bisão -”bisonte” in brasiliano- e aveva cominciato a competere a livello agonistico con ottimi risultati. Essere migliore dei suoi fratelli pur essendo il più giovane, poi, aggiungeva compiacimento.
Per sette anni consecutivi era stato campione di Zona in quattro categorie diverse, e il giorno del suo ventiduesimo compleanno si era aggiudicato il titolo assoluto vincendo un torneo misto tra umani e cyborg, guadagnandosi la partecipazione alle Olimpiadi dell’anno successivo. Per lui sarebbe stata la prima volta. Quella sera era andato a festeggiare col padre e i fratelli, i suoi primi tifosi. Luis non aveva bevuto, non lo faceva mai, e comunque era troppo drogato d’adrenalina per aggiungerne altre. Il padre e il fratello più grande, suoi maestri e punti di riferimento, si erano astenuti con lui, mentre gli altri cinque avevano festeggiato come non ci fosse stato domani. Alterati dall’alcool, si erano sùbito attirati le antipatie di alcuni dei presenti, e ne era nata una rissa. Luis si era intromesso per separare i gruppi e calmare gli animi, ma il tempestivo intervento della Polizia aveva peggiorato le cose: aveva ripristinato la quiete, ma le persone coinvolte avevano pagato un prezzo molto alto. A Luis era stata spezzata la gamba destra in due punti e la sua carriera era finita. A suo padre e suo fratello maggiore era andata molto peggio.
All’ospedale aveva chiesto appositamente una stanza lontana da quella dei fratelli, che considerava la causa dei funerali ai quali non aveva potuto assistere. Senza più il marito e il primogenito, anche la madre si era lasciata morire quand’era ancora ricoverato. Odiava tutto, perché non gli era rimasto più niente, e voleva solo morire anche lui.
Poi Nick, suo coetaneo, aveva occupato l’altro letto della camera, e con molta pazienza era riuscito a farlo schiudere e sfogare. Tra le altre cose, Luis gli aveva confidato la passione per la cucina presa dalla madre ed era persino tornato a sorridere, seppur raramente. Una volta dimesso aveva rifiutato la riabilitazione, si era fatto operare dal nuovo e unico amico ed era andato con lui nella Prima Zona, dove il suo sogno era rifiorito.

*

I suoi rapporti con gli altri si erano sviluppati con lentezza: non gli erano indifferenti, ma li considerava un gradino o due sotto Nick, la cui calma l’aveva conquistato. La convalescenza condivisa in ospedale, poi, aveva avuto un ruolo decisivo, visto quello a cui aveva portato.
Nel frattempo si era connesso anche Alma, e Luis decise di spiare la conversazione tra lui, NEG e kyota. Provò l’impulso di intervenire per far notare che il primo dei tre parlava meno del solito, mentre l’ultimo lo faceva a sproposito, ma si trattenne. Hawk nel frattempo continuava ad ascoltare la musica ma la cornice del suo avatar era diventata verde. Decise di rendersi visibile solo dopo che si fu connessa Martina, ma non si sbottonò quando kyota gli chiese cosa ne pensasse della sua nuova fascia.
Silenzioso anche al di qua dello schermo, Bisão se ne stette a osservarlo dall’alto dei suoi duecentodue centimetri fino a quando anche The Man passò Disponibile.

E finalmente sedette.

* * *

Quant’è bella giovinezza
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
(Lorenzo de’ Medici, Trionfo di Bacco e Arianna)

Capitolo 4: Perché tu sei con me

 
Leave a comment

Pubblicato da su 11 agosto 2011 in ...the Only One

 

Etichette: , , , , , , , , ,

…the Only One – Capitolo 2 – Carne sintetica

Gola Profonda è un’ode al tabacco, si disse Nick accendendosi una sigaretta. Così si gode con la bocca.
Si stiracchiò sulla sedia, facendone scricchiolare lo schienale. Ridacchiò a quel pensiero così sciocco che nemmeno Alessandro sarebbe riuscito a tirar fuori e una nuvoletta di fumo gli avvolse la testa. Sigarette e alcool erano sempre legali, la canapa sempre illegale. La sua mente volò a Bill Hicks, un comico che gli aveva fatto scoprire proprio Alma e che gli aveva aperto gli occhi su molte cose. Il ragazzo della Seconda Zona non finiva mai di stupirlo con la sua conoscenza del ventesimo e del ventunesimo secolo, soprattutto perché gran parte di quello che diceva non si trovava nei libri di storia o negli archivi di giornali e telegiornali, eppure trovava sempre fonti valide. Era questo che più gli piaceva di Alessandro, che ti stava a sentire e si apriva al dialogo, forse anche troppo, vista la sua parlantina.
Nick era il miglior programmatore del mondo. I suoi colleghi lo avevano soprannominato ”Neo” o “l’Eletto”, perché aveva la capacità di visualizzare nella propria mente interi progetti prima ancora di svilupparli; per lo stesso motivo Alessandro lo chiamava “Nikola”, come Tesla. Ma quando tre anni prima era diventato Alma, Nick si era ribattezzato NEG per non dimenticare da dove venisse e quale fosse il suo scopo. O “sogno”, secondo gli altri.

Gli altri. I Dreamers.

*

Poco prima della Terza Guerra Mondiale, uno scienziato statunitense che aveva studiato la mappatura del genoma umano era riuscito a creare in laboratorio la prima cellula sintetica. Il resto del suo lavoro era passato pressoché in sordina, ma tutti avevano visto i suoi risultati dopo lo scoppio del conflitto, quando le prime forme di vita artificiale erano scese in campo a combattere. Come tutte le guerre degli ultimi secoli, però, anche questa non era stata combattuta per essere vinta ma protratta, riempiendo in silenzio le tasche già gonfie di banche e corporazioni, che prestavano denaro e fornivano armi a entrambi gli schieramenti. Perciò, nonostante la superiorità degli eserciti cristiani, si era conclusa solo diversi anni dopo.
Gli androidi reduci erano stati impiegati dal Governo Mondiale per la ricostruzione dopo l’Inondazione o in affiancamento a Polizia ed Esercito per la deportazione o per sedare i conflitti scoppiati dopo il cataclisma. All’inizio non erano più che robot dalle sembianze umane, ma nell’arco di qualche decennio erano stati creati i primi cyborg, esseri artificiali costituiti da parti biologiche oltre che sintetiche. Il merito principale era del dottor Esteban Víctor Guerrero, detto “Dottor Destino”, uno scienziato della Quarta Zona che sin da giovanissimo aveva mostrato un talento fuori dal comune nei campi della genetica, della robotica, dell’informatica e della nanotecnologia. Negli ultimi quarant’anni aveva depositato più di seicentosessanta brevetti, i più importanti dei quali riguardavano il wetware dei cyborg, l’interazione tra biologia e software, che aveva portato alla coniazione del termine Homo Sapiens Sapiens 2.0 per definirli.
La questione morale su vita artificiale e transumanesimo si era proposta molto prima del lavoro del Dottor Destino, tuttavia la Chiesa aveva mostrato un’incoraggiante apertura alle nuove forme di vita, in linea con la politica di integrazione attuata dal Governo Mondiale, cui molti membri coprivano posizioni di prestigio nei laboratori-fabbrica che li producevano o nelle banche che li finanziavano. Si era persino arrivati a consentire i matrimoni, sia civili che religiosi, tra cyborg ed esseri umani, nonostante la sterilità congenita dei primi. Le unioni tra persone dello stesso sesso, invece, venivano ancora apostrofate come aberrazioni intollerabili dai pulpiti di tutto il mondo.
Tante buone intenzioni, tuttavia, venivano ancora osteggiate dal razzismo e dalla paura di gran parte degli esseri umani.

«Che cazzo dici?» era esploso Nick quando il suo migliore amico gli aveva detto che voleva sposarsi con una cyborg.
«Senti, lo so cosa significa per te, ma io la amo».
«Se vuoi scoparti un elettrodomestico perché non provi con un videoregistratore?».
«NON È UN ELETTRODOMESTICO!».
«Cos’è allora? Non è un essere umano, non ha sentimenti!».
«Ce l’ha! Non leggi i giornali? “Riproducono perfettamente il cervello umano”!».
«”Riproducono”! “RIPRODUCONO”! Non ce l’hanno davvero, Andrew! E poi giusto quello riproducono, non possono avere figli, lo capisci?»
«Troveranno il modo!».
«No, non lo troveranno. Ma è meglio che la tua stupidità muoia con te!».
La loro amicizia era finita lì, sulla porta sbattutagli in faccia.
Aveva letto la notizia qualche mese più tardi.
Andrew aveva trovato sua moglie a letto con un altro cyborg e li aveva uccisi entrambi, poi si era tolto la vita.
Già in rotta con la famiglia da qualche anno, Nick aveva abbandonato la Quinta Zona e se n’era andato nella Quarta, dove conosceva un gruppo di delinquenti dediti a furti, atti vandalici e piccole estorsioni che aveva frequentato da ragazzino. Aveva riallacciato i rapporti col vecchio compagno Ricardo Morales e gli aveva fornito un notevole supporto tecnologico per le sue attività illegali. Quando però era venuto a sapere che trafficava in e con cyborg, aveva abbandonato il lavoro. Ricardo non l’aveva presa bene, e aveva mandato un branco dei suoi scagnozzi a consegnargli la liquidazione.
Durante il periodo di ricovero in ospedale Nick aveva fatto amicizia col suo compagno di stanza, che gli aveva parlato della sua intenzione di aprire un ristorante etnico nella Prima Zona. Non ci aveva pensato molto prima di chiedergli se poteva unirsi a lui, desideroso di ricominciare per l’ennesima volta, nell’ennesimo posto.
Dopo quasi tre anni era tornato nella Quinta Zona e aveva cominciato a fare il programmatore per i sistemi di sicurezza dei Center. Ora che ne erano passati altri due poteva portare a termine l’ultima cosa che aveva cominciato.

*

Nick chiuse il progetto al quale stava lavorando e aprì la finestra della chat dei Dreamers, impostò lo status su Disponibile e si accese un’altra sigaretta.
The Man e Hawk non erano al computer, ma la nota musicale che si alternava ai loro avatar lasciava intuire che fossero lì vicino. Ormai mancavano solo Bisão e Martina.
Salutò Alma e kyota e cominciò a chiacchierarci per ingannare il tempo durante l’attesa. Kyota si sbilanciava più del solito, come sempre quando era nervoso. Alma invece era sibillino.
Buffa la tensione, pensò. Ti cambia. Sorrise. La vita è una figata.
NEG era il miglior ingegnere del mondo. Aveva crackato i microchip sottocutanei e creato un dispositivo che ne alterava, mascherava o copiava le funzioni. Era anche un ottimo hacker, rimanevano davvero esigue le informazioni che potessero sfuggirgli o i sistemi informatici che non riuscisse a violare.

Sembrava passata un’eternità da quando avevano fondato i Dreamers in un magazzino.

* * *

Sogna una carne sintetica, nuovi attributi e un microchip emozionale.
Sogna di un bisturi amico che faccia di lei qualcosa fuori dal normale.
Sogna una carne sintetica, nuovi attributi e un microchip emozionale.
Occhi bionici, più adrenalina, sensori e cibernetica neurale.
Sogna una carne sintetica, nuovi attributi e un microchip emozionale.
Labbra cromate, ricordi seriali, emozioni e un nuovo impianto sessuale.
(Subsonica, Aurora sogna)

Capitolo 3: Non c’è certezza

 
Leave a comment

Pubblicato da su 6 agosto 2011 in ...the Only One

 

Etichette: , , , , ,

…the Only One – Capitolo 1 – Così ardente

Il pianeta Serra.
Alessandro pensava sempre la stessa cosa quando finiva di lavorare.
Distratto, non faceva caso al ronzio del veicolo elettrico simile a una golf car che stava guidando sulla superficie di pannelli solari del Guscio, diretto verso l’unica sporgenza di quella distesa altrimenti liscia per chilometri: l’ingresso del Center, un edificio basso e quadrato che gli ricordava un hangar. Parcheggiò e salì sull’ascensore che lo stava aspettando da quando la sua presenza era stata rilevata nella struttura. Sbuffò al pensiero del microchip sottocutaneo impiantato al polso sinistro che gli prudeva quando un sensore lo leggeva, e lo odiò ancora di più. Durante la breve discesa la temperatura si stabilizzò e l’aria tornò a essere respirabile, perciò ne approfittò per togliersi casco e passamontagna, lasciando che i capelli biondi e mossi gli ricadessero sulle spalle. All’interno del Center uscì dall’ascensore e si diresse verso gli spogliatoi. Lungo la strada si tolse lo zaino e lo lasciò tra gli altri che dovevano essere ricaricati d’ossigeno.
Accostò il polso all’armadietto per aprirlo e iniziò a spogliarsi, togliendosi prima stivali e busto e poi la tuta solare, bianca, aderente e senza cuciture che lasciava fuori solo la testa, di un materiale elastico e tecnologico che proteggeva la pelle dai raggi del sole e regolava la temperatura corporea. Nudo, ripose gli indumenti senza prestare troppa attenzione e andò a lavarsi.
Sotto la doccia cominciò a tremare dall’emozione, era arrivato il giorno per il quale aveva sopportato per due anni quel lavoro di merda. Il giorno in cui avrebbe rivisto gli altri.

Gli altri. I Dreamers.

*

Come se non fosse bastata la Terza Guerra Mondiale scoppiata ottant’anni prima in Nordafrica e Medio Oriente, l’inondazione avvenuta poco dopo la fine del conflitto aveva ridotto ancor più drasticamente la popolazione terrestre. Dopo i successivi, ennesimi scontri, sulla Terra rimodellata dal cataclisma erano rimasti all’incirca cinquecento milioni di persone, quasi tutte nell’emisfero settentrionale del pianeta. Il Governo Mondiale istituito alla fine delle ostilità aveva svolto in tempo record delle ricerche che dimostravano che la causa del cataclisma era stato lo scioglimento immediato e improvviso delle calotte polari dovuto al surriscaldamento globale e che, nel giro di qualche decennio, la temperatura si sarebbe fatta troppo elevata per la sopravvivenza della vita umana.
Fu così che mentre il Governo mondiale deportava molti dei sopravvissuti a Guerra e Inondazione da quel che era rimasto della loro terra per redistribuirli equamente tra i continenti, iniziavano i lavori per la costruzione del Guscio. Il Guscio era una sorta di esoscheletro studiato e finanziato da corporazioni private per la copertura dell’intero globo con un tetto di pannelli solari che fornivano energia a tutto il mondo, regolandone al tempo stesso la temperatura, la pressione atmosferica e l’illuminazione.
Sessantasei anni, sei posticipazioni e tredici attentati sventati dopo, il Guscio era pronto, e poggiava su centomila Pilastri innalzati su punti cruciali della superficie del pianeta. Come il Guscio, anche i Pilastri erano stati costruiti con materiali, tecniche e tecnologie avveniristiche che permettevano loro di reggere la struttura e resistere alla forza della natura, tuttavia non erano solo un supporto, ma anche una via di comunicazione. Al loro interno, infatti, veniva trasferita l’energia immagazzinata e trovavano spazio le gallerie nelle quali viaggiavano gli Worm, lunghi treni a levitazione magnetica che percorrevano i venti chilometri in verticale dalla terra al Guscio e viceversa in circa cinque minuti.
Il Guscio era formato da strati: il più esterno era quello dei pannelli solari sotto i quali, in corrispondenza dei Pilastri, sorgevano i Center, enormi edifici dove venivano gestite tutte le attività del Guscio, da quelle tecniche a quelle amministrative. Nel Center del Pilastro numero 3, che sorgeva nei pressi dell’affondata New York, avevano sede il Governo Mondiale e numerose altre organizzazioni. Al livello più basso c’erano le stazioni degli Worm che collegavano i Center tra di loro oltre che col suolo. La volta del Guscio invece era completamente ricoperta di schermi luminosi che diffondevano luce sul pianeta proiettando un cielo azzurro ma senza sole durante il giorno e uno buio stellato ma privo di luna di notte. Questo espediente aveva permesso l’introduzione di un unico fuso orario. Di tanto in tanto giganteschi messaggi pubblicitari venivano fatti scorrere sugli schermi, quando non c’erano nuvole.

Alessandro era cresciuto in una famiglia molto religiosa della Seconda Zona – il continente che prima dell’Inondazione era chiamato Europa – ma aveva smesso di credere prima dei vent’anni, sebbene si fosse sempre astenuto dall’esternarlo.
Finiti gli studi superiori, con la scusa di entrare in seminario era partito alla volta della Capitale Mondiale, nella Prima Zona, dove era stata fondata la Nuova Città del Vaticano. I suoi genitori erano stati ben lieti di finanziarlo, ma una volta arrivato a destinazione il ragazzo aveva tagliato i rapporti con la famiglia per dedicarsi al suo vero sogno.
L’industria cinematografica era rifiorita rapidamente dopo l’Inondazione, e anche se la quasi totalità dei film veniva girata in computer grafica, c’era sempre bisogno di attori reali per la motion capture, e Alessandro sperava di diventare uno di loro. Sapeva che non sarebbe stato facile riuscirci, ma aveva studiato a fondo centinaia di film ed era sicuro che sarebbe bastato.
Ma si era sbagliato.
Aveva bruciato i soldi dei suoi genitori in alcool, droghe e donne, perciò quando non era più riuscito a pagare l’affitto aveva tentato di diventare attore porno tramite il protettore della ragazza che frequentava in quel periodo. Di quell’esperienza portava con sé solo un insegnamento.
«I calzini dicono di un uomo più di quanto non facciano le sue azioni», gli aveva detto l’attrice con cui doveva affrontare il provino.
«Beh, neri sono eleganti», aveva risposto.
«Oppure noiosi».
La sua erezione era morta con quelle parole, insieme alle sue speranze. Fu così che capì che andare in un posto non significava essere arrivati da qualche parte.
Quando anche la sua compagna lo aveva mollato, aveva tentato di derubare il suo magnaccia, ma era stato colto sul fatto da entrambi. Trovatosi con la pistola dell’uomo a premergli contro il petto, gliel’aveva sottratta con una tecnica di Krav Maga – che praticava da quando era ragazzino – e in preda alla disperazione li aveva uccisi tutti e due. Prima di scappare aveva preso con sé tutti i soldi che aveva trovato e inscenato un omicidio-suicidio nel caso a qualcuno fosse fregato qualcosa della morte di un pappone e di una puttana.
Si era sistemato in un appartamento in un altro quartiere della città e aveva cominciato a lavorare come cameriere. Dopo un paio d’anni era tornato nella Seconda Zona con un Master di Primo Livello per il controllo dei pannelli solari del Guscio e un posto di lavoro nel Center sopra l’Adriatico.
E un nuovo sogno.

*

In jeans strappati, scarpe da ginnastica e maglietta, Alessandro se ne andò in stazione senza salutare nessuno. Seduto nello Worm, s’infilò un paio di occhiali per realtà aumentata e controllò che tutte le protezioni speciali del suo computer nano-tecnologico da polso fossero attive prima di connettersi. NEG, Hawk, The Man e kyota erano già collegati.
Alessandro Marconi, dopo una vita passata in rete con lo pseudonimo di Marko Bain in onore del cantante dei Nirvana, a ventun’anni era diventato Alma, anima in spagnolo, una lingua che conosceva nonostante il Governo Mondiale avesse imposto l’insegnamento esclusivo dell’inglese, relegando le altre allo status di dialetti. Aveva cambiato nickname per segnare la svolta che era avvenuta nella sua vita e aveva scelto proprio quello perché, oltre a essere formato dalle prime sillabe del suo nome, non voleva dimenticare che se anche fosse prigioniero in una gabbia grande quanto il mondo, la sua anima restava libera. Gli altri non avevano commentato.

Gli altri. I Dreamers.

* * *

Il quarto angelo versò la coppa sul sole, che si fece così ardente, da tormentare gli uomini con il suo calore.
(Apocalisse: 16,8)

Capitolo 2: Carne sintetica

 
Leave a comment

Pubblicato da su 4 agosto 2011 in ...the Only One

 

Etichette: , ,

 
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 55 other followers