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	<title>Bolle d&#039;aria</title>
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		<title>Bolle di Sapone – Capitolo 1</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 20:20:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco4pres</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bolle di sapone]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">L&#8217;aria di Bologna era liquida come al solito.<br />
Al suono della campanella si alzò un boato di sedie che venivano spostate e passi che si precipitavano verso l&#8217;uscita, e per un attimo Luca pensò che fosse quello a far tremolare gli edifici e non l&#8217;umidità. Quando riconobbe i due codini che svolazzavano dietro la testolina bionda della figlia in quel mare di grembiuli, il suo volto si aprì in un sorriso così radioso da rivaleggiare con quello dei bambini che avevano invaso il cortile di fronte alla scuola, e si dimenticò del sudore che gli bruciava gli occhi azzurri colando dai capelli color grano. Lucia gli si lanciò addosso come un dardo, cingendogli la vita.<br />
«Che muscoli, papà» gli disse.<br />
«Ciao amore» la salutò lui chinandosi per baciarla sulla fronte dopo averle spostato la frangetta. Rialzandosi le prese lo zainetto e se lo portò dietro la spalla, mentre con la mano libera le accarezzò la nuca. Non la tolse finché non ebbero attraversato la strada e si furono inoltrati lungo la via in cui aveva parcheggiato la sua auto elettrica. Fece una pernacchia quando Lucia ridacchiò come di consueto quando la vedeva.<br />
«Siete andati avanti in Storia?» le chiese mentre si allacciava la cintura.<br />
«Abbiamo finito i Cretesi.»<br />
«Ancora?!» sbottò Luca così d&#8217;improvviso che sua figlia sobbalzò sul sedile. «Al consiglio di classe avevano detto che sareste stati più avanti a quest&#8217;ora! Sarete la quarta elementare peggiore di Bologna&#8230;»<br />
«La maestra ha detto che li facciamo queste due ultime settimane.»<br />
«Eh, per forza» commentò deluso fermandosi a un semaforo rosso. «Hai tanti compiti per lunedì?»<br />
«Solo Matematica e Inglese, però domani abbiamo Geografia.»<br />
«Non importa, oggi pomeriggio facciamo quelli che hai e domani non ci vai, a scuola.»<br />
«Ma io ci voglio andare, papà,» protestò Lucia mentre ripartivano, «a me piace imparare!»<br />
«Brava,» le disse il padre arricciando le labbra soddisfatto, «più cose sai e meno ti si può prendere per il culo.»<br />
La bambina scoppiò a ridere per quella volgarità gratuita, e lui rise con lei.<br />
Un paio di chilometri fuori le mura parcheggiò nel garage sotterraneo del suo palazzo e presero l&#8217;ascensore. Durante la salita Luca le raccontò un paio di barzellette e quando non rise le fece il solletico. Le porte si aprirono al loro piano mentre la teneva a testa in giù scuotendola per le gambe. La vedova Bianchi-Carboni, la pensionata vicina di pianerottolo che stava aspettando l&#8217;ascensore col sacchetto dell&#8217;umido per andarlo a gettare nel locale accanto ai quadri elettrici, si limitò ad alzare un sopracciglio.<br />
«Buongiorno, signora» la salutò Luca, accaldato.<br />
«Giorno &#8216;gnora!» gli fece eco Lucia mentre teneva ferma la maglietta che le ricadeva sulla faccia paonazza, i codini che strusciavano sulla moquette della cabina. «Lo butti tutto, il rusco!»<br />
Le labbra della signora Bianchi-Carboni si contrassero, poi si spalancarono per una grossa risata a cui si unirono anche gli altri due.<br />
Nel vecchio appartamento, Lucia corse subito in bagno a lavarsi le mani mentre il padre, posato lo zaino all&#8217;ingresso, andò in cucina, stretta ma luminosa.<br />
La voce della bambina anticipò il suo arrivo. «Posso accendere la tivù intanto che prepari?»<br />
«È pronto» ghignò Luca scorgendo lo sguardo deluso della figlia mentre entrava. «Ho apparecchiato prima di venirti a prendere e ho fatto l&#8217;insalata di riso dopo che sei andata a dormire ieri sera.»<br />
Si sistemarono a tavola e cominciarono a mangiare senza pregare, come sempre quando Lucia stava dal padre.<br />
«Perché domani non vado a scuola?» gli chiese sputacchiando qualche chicco e pulendosi col tovagliolo.<br />
«È sabato, fa caldo, ti porto al mare a Cervia.»<br />
«La mamma lo sa?»<br />
«No e non importa: questa settimana decido io, la prossima tocca a lei. E poi di nuovo io» si versò un bicchiere di vino. «E poi è la prima volta che ti faccio saltare la scuola.» Lucia fece per contraddirlo, ma lui la anticipò. «Questo mese.»<br />
Dopo le verdure e un budino andarono insieme a lavarsi i denti, guardarono una puntata di <em>Dragon Ball</em> e si misero a fare i compiti. Finirono Matematica in un lampo e passarono a Inglese.<br />
«Dài, sbrighiamoci a fare &#8216;sta roba che poi ti porto ai Giardini Margherita.»<br />
«Non lavori oggi?» gli domandò Lucia aprendo libro e quaderno.<br />
«Oggi pomeriggio no, è il bello di essere il capo: lavoro quando, come e dove mi pare.» Le sorrise ma poi aggrottò le sopracciglia quando posò lo sguardo su disegni stilizzati di varie stanze e del loro arredamento.<br />
«Per questa roba ci vorrebbe tua madre, io d&#8217;inglese so sì e no le basi e quello che imparo trafficando col computer e cogli impianti.»<br />
«La mamma è tanto brava in inglese.»<br />
«È tanto brava in tante cose&#8230;» sospirò Luca massaggiandosi il petto.<br />
Quando ebbero finito (Luca si era limitato ad assecondare le scelte della figlia, che lo aveva corretto quell&#8217;unico paio di volte che aveva preso l&#8217;iniziativa), si cambiarono, uscirono e presero l&#8217;autobus fino ai Giardini Margherita. Chiacchierarono un po&#8217; sdraiati sulla coperta che si erano portati appresso prima di mettersi a giocare a palla. Più tardi, prima d&#8217;incamminarsi verso l&#8217;uscita, presero un gelato.<br />
«Papà fammi vedere come schiacci» gli chiese Lucia mentre passavano di fronte al campetto da basket di cemento.<br />
«È tanto che non lo faccio più, e poi vedi che tutti e due i canestri sono occupati?»<br />
La piccola mise il broncio e Luca si sciolse in quegli occhi nocciola dal taglio vagamente a mandorla, così simili a quelli della madre.<br />
«Va bene» le disse, e si diresse verso la metà campo con meno giocatori mentre Lucia andava a sedersi a bordo campo con entrambi i gelati in mano, leccando una volta l&#8217;uno e una volta l&#8217;altro.<br />
Luca non giocava a basket dai tempi dell&#8217;università, quando aveva scoperto il Krav Maga, ma ogni tanto calcava ancora qualche campetto, soprattutto d&#8217;estate, in memoria di uno sport che aveva amato e del quale gli mancavano lo spirito di squadra e l&#8217;aria dello spogliatoio, che non aveva ritrovato praticando l&#8217;autodifesa. Interruppe educatamente il due contro due e fece la sua richiesta. I ragazzi acconsentirono senza dar segno di essere stati infastiditi e gli offrirono il pallone.<br />
«Grazie,» rispose sorridendo, «ma è meglio con questa più piccola, sento già la tuta stringermi e non so se ci arrivo.»<br />
Gli altri restituirono il sorriso, forse imbarazzati o scettici di fronte al suo metro e novanta. Luca prese posto dietro la linea da tre, leggermente spostato a sinistra, e partì in palleggio. La sensazione era sempre la stessa, il suo corpo non aveva dimenticato i movimenti, e quando spiccò il balzo si sentì pieno di gioia.<br />
Schiacciò a due mani all&#8217;indietro e ignorò le urla e i fischi di ammirazione degli astanti, che insieme non valevano una scheggia del <em>Bravo papà!</em> gridato dalla bocca impiastricciata di gelato di Lucia. Tirò fuori un fazzoletto per pulirla, ringraziarono i ragazzi e tornarono alla fermata dell&#8217;autobus.<br />
Quella sera finirono l&#8217;insalata di riso avanzata e mangiarono altro gelato davanti a un cartone animato prima di andare a dormire.<br />
L&#8217;indomani si alzarono presto, misero il costume sotto dei vestiti leggeri e andarono in stazione con uno zaino con gli asciugamani. Cambiarono a Rimini e arrivarono a Cervia all&#8217;una. Giocarono e si bagnarono un po&#8217;, poi pranzarono con piadina senza strutto e coca e rimasero all&#8217;ombra. Luca s&#8217;inventò un paio di storielle strampalate chiedendo aiuto qui e là a Lucia per andare avanti, come aveva fatto in treno per far passare il tempo del viaggio. Passeggiarono sul bagnasciuga finché la piccola non disse d&#8217;esser stanca e tornarono in stazione. Ripartiti, Luca le chiese se si fosse divertita in questi due giorni. Lei rispose di sì e aggiunse che non faceva niente se non era andata a scuola, quella mattina. Risero e il padre le disse che quella sera a cena ci sarebbe stata una sorpresa, scatenando la sua curiosità alla quale non cedette, «Altrimenti che sorpresa è?»<br />
All&#8217;ora di cena, puliti e vestiti bene come si era raccomandato Luca, Lucia non aveva ancora smesso di tartassarlo di domande quando la sorpresa suonò il campanello.<br />
«Mamma!» squittì Lucia, e Luca si sentì gelare.<br />
Quando aprì la porta, la piccola s&#8217;immobilizzò davanti alle fattezze sconosciute di una ragazza vestita di rosso, e scappò in camera piangendo. Luca si scusò e le corse dietro. La trovò buttata sul letto con la faccia affondata nel cuscino. Singhiozzava. Si sedette accanto a lei e la fissò senza dire niente. Un giorno e mezzo di svago e divertimento non era bastato per metterla dell&#8217;umore giusto per incontrare la ragazza che frequentava a settimane alterne da due mesi e della quale non le aveva mai parlato per paura che reagisse così, com&#8217;era già capitato. Alla fine però aveva ceduto alle richieste della compagna (se così si poteva chiamare) e, beh, in qualche modo sarebbe dovuta finire.<br />
«La mando via» le disse, ma Lucia non reagì.<br />
Uscì dalla camera e andò a cercare la ragazza. La trovò in cucina. Aveva aperto una bottiglia di vino e stava bevendo in piedi. Luca alzò le sopracciglia e allargò le braccia.<br />
«È stanca» mentì. «Mi sa che stasera non si fa più niente.»<br />
La ragazza bevve un lungo sorso e posò il bicchiere vuoto sul tavolo. «Non puoi farla venire a prendere dalla madre?»<br />
«È a cena fuori col compagno» mentì di nuovo Luca, che trovava ridicola la sola idea di doversi fermare a riflettere per scegliere tra qualcuno e la figlia.<br />
«Puttana» sussurrò la ragazza, ma Luca finse di non averla sentita.<br />
«Mi sa che è meglio se torni a casa.» Vide chiaramente il disprezzo contrarle un angolo della bocca prima di muoversi in silenzio in direzione dell&#8217;ingresso, dove prese la giacca dall&#8217;appendiabiti e aprì la porta. Sull&#8217;uscio si girò per guardarlo, gelida. «Facciamo che mi chiami tu?»<br />
Luca stava per mentirle ancora, ma decise che stavolta era meglio di no. «Facciamo che non ti chiamo più» e senza saltarla in alcun modo, chiuse la porta.<br />
Quando si voltò, vide Lucia nascosta dietro l&#8217;angolo; non piangeva più ma aveva gli occhi rossi e lucidi. «Ho fame» gli disse. Luca le sorrise e la abbracciò, rimettendola giù solo in cucina. Prima di sedersi a tavola, la piccola prese il bicchiere della ragazza e la bottiglia di vino quasi piena e li gettò nella spazzatura. Mangiarono in silenzio e andarono a dormire.<br />
Nel cuore della notte, Luca si alzò dal letto, uscì in balcone e si accese una sigaretta.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-align:justify;">Il giorno dopo lasciò dormire la figlia fino a tardi, ormai era abituata a non andare a messa quando stava con lui e non avrebbe protestato.<br />
</span>Il pomeriggio trascorse pigramente in una quiete innaturale, e quando alle otto Laura venne a prenderla, Luca accompagnò Lucia fino al portone d&#8217;ingresso. Nell&#8217;istante in cui vide la madre di sua figlia aspettarli ai piedi della scala, si sentì come se gli avessero risucchiato tutta l&#8217;aria dal corpo. Come ogni volta.<br />
Lucia scappò via e salì di corsa sulla macchina accesa parcheggiata di fronte al cancello del cortile, che Luca aveva aperto prima di scendere.<br />
«Che è successo?» gli chiese Laura con uno sguardo sorpreso. Luca glielo spiegò in due parole. Provò il desiderio di chiederle se sapesse perché Lucia si comportava così con lui mentre a lei non aveva mai fatto storie, ma si trattenne.<br />
«Hai tagliato i capelli,» le disse invece indicando le ciocche castane che non le arrivavano alle spalle, «stai bene. Come all&#8217;università.»<br />
«Grazie,» mormorò lei mordendosi la punta della lingua, «ma a Giorgio non piacciono.»<br />
Come invocato, il compagno di Laura attirò la loro attenzione suonando il clacson, e la sua voce risuonò roca dal finestrino del guidatore. «Dài che gioca l&#8217;Inter, cazzo!»<br />
<em>Che poeta</em>, pensò Luca tornando a guardarla negli occhi.<br />
«Vuoi venire da noi a vedere la partita?» gli chiese Laura senza scomporsi.<br />
«No,» rispose lui, «lo sai che non seguo il calcio, e poi stasera ho da fare, roba di lavoro&#8230;»<br />
«Già, domani ricominci la settimana in ufficio.»<br />
«Già&#8230;» ripeté Luca abbassando lo sguardo sulla punta delle ciabatte con cui era sceso.<br />
Si abbracciarono. Il profumo di Laura lo investì e lui le appoggiò il naso sulla testa, buttandone dentro quanto più poté mentre nella mente gli turbinavano i ricordi della loro vita insieme. A interromperli fu di nuovo il clacson di Giorgio, stavolta accompagnato da una bestemmia.<br />
Prima di lasciarla andare, Luca le scostò la frangetta e le baciò la fronte.</p>
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		<title>Legami</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 08:43:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco4pres</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;" align="justify"><a href="http://alessandromarconi.files.wordpress.com/2012/02/kidnapped.jpg"><img style="display:block;float:none;margin-left:auto;margin-right:auto;" title="kidnapped" src="http://alessandromarconi.files.wordpress.com/2012/02/kidnapped_thumb.jpg?w=450&#038;h=300" alt="kidnapped" width="450" height="300" /></a></p>
<p style="text-align:justify;" align="justify">Aprì gli occhi ma era tutto nero. Sentiva qualcosa di gelido costringergli le mani dietro la schiena e del legno sotto al culo. Era seduto, gli sussurrò la propriocezione. L&#8217;acqua che l&#8217;aveva svegliato sgocciolava dalla testa al torace, inzuppandolo. Provò a divincolarsi ma anche le caviglie erano immobilizzate. Adesso che stava uscendo dal torpore poteva sentire le corde attorno ai pantaloni della felpa, e anche il busto era legato allo schienale della sedia. Provò a ricordare cos&#8217;avesse fatto prima di addormentarsi ma il cervello protestò con una fitta che gli fece strizzare gli occhi e digrignare i denti. Si era ubriacato? Probabile.</p>
<p style="text-align:justify;" align="justify">Non aveva ancora avuto il tempo di spaventarsi, e non capendo nulla si mise a ridere. Lasciò cadere la testa all&#8217;indietro e quel che l&#8217;avvolgeva (un cappuccio di stoffa?) gli si appiccicò sulla pelle, ricacciandogli il fiato in faccia. Era indolenzito ma non sentiva freddo. Provò di nuovo a concentrarsi, stavolta con calma, e per aiutarsi chiuse gli occhi nonostante non ne avesse bisogno. Soffocò una risata che per poco non soffocò lui. Cominciò a tossire e ad agitarsi come in preda alle convulsioni, finché non cadde a terra con tutta la sedia. L&#8217;impatto non fu piacevole, le manette gli morsero i polsi. Sentì una punta di rabbia insinuarglisi in mente ma la represse, voleva rimanere lucido. Era schiacciato contro il pavimento liscio e freddo che odorava di cemento, e si aiutava a respirare con la bocca. Deglutì, poi percepì brevi vibrazioni salirgli come brividi dagli zigomi alla nuca. Passi. Scarpe da ginnastica aggiunsero il suono delle suole sul suolo. A chiunque appartenessero, gli cessarono davanti sostituiti da un sospiro. Si sentì afferrare da un piccolo paio di mani che lo rimise a posto a fatica. Tornò il silenzio. Poteva solo aspettare, immaginò.</p>
<p style="text-align:justify;" align="justify">Il cappuccio gli fu strappato via con poca grazia e la luce gli ferì gli occhi. La curiosità lo fece abituare più in fretta. Tutt&#8217;attorno aveva una stanza illuminata da una sola lampadina che penzolava dal centro del soffitto. Scorse una sagoma sfocata scostarsi e sedersi su uno sgabello. Sembrava una ragazza vestita da ragazzo. La ragazza vestita da ragazzo piegò una gamba avvolta dai jeans e la cinse con le braccia, appoggiando il mento al ginocchio. Portava gli occhiali e aveva una pistola in mano, ma l&#8217;avrebbe riconosciuta anche senza.</p>
<p style="text-align:justify;" align="justify">Non sapeva se spaventarsi o sentirsi sollevato. Nel dubbio cominciò a tremare, l&#8217;assurda calma con cui s&#8217;era svegliato stava svanendo. Aveva sempre sospettato che fosse folle, sin da quando si erano conosciuti. L&#8217;aveva tormentato per mesi prima che le loro strade fossero costrette a dividersi. Erano rimasti blandamente in contatto, finché non avevano litigato. Dopo quasi un anno di silenzio, ecco com&#8217;erano finiti.</p>
<p style="text-align:justify;">«Ciao» gli disse sorridendo. «Pensi che sia pazza, vero?»<br />
«Che vuoi?»<br />
«Chiacchierare.»<br />
«E serviva tutto questo?» il nervosismo che gli suscitava ogni volta che le parlava era riaffiorato, soffocando per un attimo la paura.<br />
«Voglio la tua più totale attenzione, sei sempre così distratto, e quasi mai credi a quello che dico. Mi hai ispirato poesie che non leggerai e sogni che non realizzeremo, ma non ti faranno innamorare di me. E nemmeno questa pistola, lo so benissimo. Non lascerai la tua ragazza né niente, non spero il contrario. Ma devi sapere, devi <em>capire</em>.» Fece una pausa in cui contò otto battiti del cuore, poi aggrottò le sopracciglia. «Sono lucidissima.»<br />
«Che cazzo vuoi da me?» le gridò col volto rigato di lacrime.<br />
«<em>Niente</em>. Solo sfogarmi, buttar fuori un po&#8217; di roba per farla finita una volta per tutte, magari. C&#8217;ho provato in molti modi che non hanno funzionato. Sono stata io a mandare a puttane le cose, ogni volta che il nostro rapporto scendeva di un gradino era per colpa mia, ne sono consapevole. Eravamo partiti da un idillio, eppure sono sempre riuscita a peggiorare le cose fino a rendertele inaccettabili. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, frase dopo frase. Cristo, pensavo di guadagnare terreno e invece lo perdevo, rinunciando a me stessa per convincerti di essere adatta a te. E intanto ti asfissiavo. Sai cosa si prova a rendersene conto? Cosa si prova ad affrontarlo? Ad accettarlo e a conviverci?<br />
«Sì, sono stata egoista, me ne sono fregata dei tuoi sentimenti e dei tuoi segnali, ma non l&#8217;ho fatto con malizia. Ero disperata, ossessionata. Ero innamorata. Ma a te non importava, e dopotutto perché avrebbe dovuto? Ci conoscevamo appena ed ero diventata il tuo incubo. Non ti biasimo affatto per come m&#8217;hai trattato, me lo sono meritato, anche l&#8217;ultima volta che abbiamo litigato è stato perché rifiutavo la realtà, perché non volevo, nonostante tutto, perderti. Mi ero forzata alla rassegnazione di diventarti amica. Ma era troppo tardi. Non lo volevi più.»</p>
<p style="text-align:justify;">Sospirò di nuovo, si alzò dallo sgabello e si grattò la guancia con la pistola.</p>
<p style="text-align:justify;">«L&#8217;ho detto abbastanza in fretta, eh? È per non farti deconcentrare. Sai, anche se sei legato a una sedia, magari terrorizzato e pure minacciato, secondo me riesci lo stesso a fraintendere quello che voglio dirti, a distrarti, a non ricordartelo.» Ridacchiò. «So che ti dà fastidio che ti dica cosa pensi e cosa provi, me l&#8217;hai detto un sacco di volte e non avevo mai pensato di risponderti che non lo faccio per prevaricarti. Non vado a caso, mi baso su cose che hai già detto o fatto. Ti scoccia che qualcuno pensi qualcosa di te? Fattene una ragione: non è nella natura umana non avere opinioni, anche tu ne avrai per tutto e tutti. Però se quelle degli altri si discostano troppo dall&#8217;immagine che ti sei fatto di te stesso, t&#8217;incazzi. Troppo comodo. E anche esagerato. A che serve? Non se ne può parlare? Eh eh eh, non con me, non con me.»</p>
<p style="text-align:justify;">Lo guardò in faccia, malinconica. Lui continuava a piangere in silenzio senza nemmeno singhiozzare.</p>
<p style="text-align:justify;">«<em>Mi piacevi quando non ti conoscevo</em>. Sono le parole più dolorose che qualcuno mi abbia mai detto, soprattutto perché uscite dalla bocca di chi, poco tempo prima, mi aveva mormorato le più belle. Te le ho proprio tirate fuori…» sorrise amaramente abbassando lo sguardo sulle sue All Star nere. «Sai, anche in questo momento, anche dopo essermi preparata e aver rivissuto tutto un casino di volte, sento di tralasciare qualcosa. Che razza di confessione è?»</p>
<p style="text-align:justify;">Gli si avvicinò lentamente, gustandosi la sua vista. Era bellissimo come sempre. Vederlo in quello stato le provocava un dolore tremendo, ma non poteva fare altrimenti, non più. Gli si accovacciò davanti e lui si voltò di lato. Gli accarezzò con affetto i capelli ancora umidi e lo sentì scosso dai brividi. Scese delicatamente sul mento e lo costrinse a guardarla negli occhi. Gli scostò la frangetta e lo baciò in fronte come aveva avuto la fortuna di fare qualche altra volta, troppo tempo fa.</p>
<p style="text-align:justify;">«Finisce com&#8217;è cominciata, faccia a faccia.»</p>
<p style="text-align:justify;">Gli sorrise, si alzò e strinse la pistola.</p>
<p style="text-align:justify;">Poi se la mise in bocca e fece fuoco.</p>
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		<item>
		<title>Fumo Denso &#8211; Capitolo 1 &#8211; Due (seconda parte)</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 15:39:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco4pres</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fumo Denso]]></category>

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		<description><![CDATA[* Stephan arrivò alla casa del fabbro poco dopo, lasciò il suo cavallo libero di pascolare per il colle e andò a passo deciso verso la fucina sul retro, emozionato. Trovò Noil intento a posare un telo grigio su qualcosa che il ragazzo intuì essere il motivo della sua visita. «Appena in tempo» gli disse [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alessandromarconi.wordpress.com&#038;blog=25817500&#038;post=726&#038;subd=alessandromarconi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-708" title="by fireproject" src="http://alessandromarconi.files.wordpress.com/2012/01/dragon_and_phoenix_by_fireproject.jpg?w=300&#038;h=212" alt="" width="300" height="212" /></a></p>
<p style="text-align:center;">*</p>
<p style="text-align:justify;">Stephan arrivò alla casa del fabbro poco dopo, lasciò il suo cavallo libero di pascolare per il colle e andò a passo deciso verso la fucina sul retro, emozionato. Trovò Noil intento a posare un telo grigio su qualcosa che il ragazzo intuì essere il motivo della sua visita.<br />
«Appena in tempo» gli disse la voce roca dell&#8217;uomo, un canuto sessantenne dal fisico roccioso, che ricevette in risposta uno sguardo incuriosito. «È per dargli una parvenza di regalo,» aggiunse l&#8217;uomo, «buon compleanno Steve.»<br />
Stephan si avvicinò al telo, sotto al quale percepiva la presenza di Nogard. Allungò la mano, afferrò la stoffa e la fece scivolare dolcemente tirandola verso il basso. Si ritrovò davanti l&#8217;armatura più bella che avesse mai visto, snella e slanciata, blu come le notti di luna piena, scintillante di una miriade di minuscole stelle che sembravano impastate col materiale di cui era composta. L&#8217;elmo aveva la forma della testa di un drago -che Stephan trovò pacchiano- e guanti e stivali che terminavano in artigli. Le girò attorno e quando si fu fermato di fronte al fabbro, il suo viso era spaesato.<br />
«Non ha pezzi. Cioè&#8230; è un unico pezzo. E poi non sarà un po&#8217; piccola?»<br />
«È un&#8217;impressione perché sei abituato ad armature grosse e goffe, Nogard ci ha fornito le scaglie e il modello, comunque è in grado di adattarsi perfettamente al tuo corpo e, sì, è un unico pezzo.»<br />
«E come faccio a metterla?»<br />
«Lo sai.»<br />
«?»<br />
«Togliti i vestiti e <em>chiamala</em>.»<br />
Stephan capì. Si spogliò e rimase con una calzamaglia, una maglia aderente a maniche lunghe e guanti che indossava sempre come biancheria.<br />
«Dovresti indossarla senza <em>kain</em>, ha detto Nogard.»<br />
Il ragazzo arricciò il naso in disappunto. Il tessuto elfico che gli aveva regalato il fratellastro era ormai diventato una seconda pelle, e l&#8217;idea di toglierselo non l&#8217;allettava affatto, anche se significava disubbidire a Nogard. Fece segno di no con la testa.<br />
«Come ti pare, io te l&#8217;ho detto. Nemmeno Lucas l&#8217;ha fatto.»<br />
«Lucas ha una veste di <em>kain</em>?»<br />
«Certo, ricordati di chi è figlio.»<br />
«Ah, vero.»<br />
«Dài, provala» l&#8217;incitò Noil con un caldo sorriso.<br />
Stephan si concentrò, per espandere la propria coscienza fino ad accarezzare le calde scaglie dell&#8217;armatura. Le scivolò addosso per un po&#8217; ed ebbe la certezza di non essersi sbagliato, parte del suo mentore era infusa in essa; questo gli diede sicurezza e la chiamò a sé col pensiero.<br />
L&#8217;armatura sparì e Stephan sentì improvvisamente freddo. si guardò le mani e le vide vestite degli artigli lucenti che aveva ammirato poco prima. Si mosse un po&#8217;, allungò le braccia, piegò le gambe e saltellò. Avvertiva appena l&#8217;armatura, che elastica seguiva senza sforzi i suoi movimenti.<br />
«Sei pronto?» gli chiese la voce ferrosa del fabbro alle sue spalle.<br />
«Per cosa?» gli domandò il ragazzo girandosi giusto in tempo per vederlo abbattergli contro un fendente con una delle spade della fucina. Stephan potè solo alzare un braccio per parare, e vide la lama attraversarlo come se non esistesse. Al passaggio della lama sentì propagarsi una sensazione di gelo<br />
«Funziona» disse poi scrollando le spalle.<br />
Noil sorrise di nuovo, posò l&#8217;arma e sparì per un attimo dietro una rastrelliera. Ne tornò con un&#8217;ingombrante involto che posò su un tavolo con un clangore soffocato dal tessuto.<br />
«Un altra sorpresa?» chiese Stephan, la voce resa cavernosa dall&#8217;elmo.<br />
«Un&#8217;armatura non è completa senza una spada e uno scudo» disse l&#8217;altro scoprendo uno spadone a due mani e un grande scudo  a forma di ala di drago. «Sono fatti dello stesso materiale dell&#8217;armatura.»<br />
«Immagino servano per armi più sofisticate di quelle <em>convenzionali</em>, giusto?»<br />
«Giusto. Nonostante la grandezza di Nogard, quest&#8217;armatura e queste armi non sono che un mero simulacro, e anche il tuo potere è solo un riflesso del suo, per quanto vigoroso.»<br />
«Adesso mi fai sembrare una mezzasega.»<br />
Noil rise di gusto. «No, non volevo dire questo, solo che incontrerai nemici in grado di aggirare le protezioni magiche del tuo armamento. Scusami se sono stato pomposo.»<br />
«Tranquillo.»<br />
Il fabbro gli passò le armi, Stephan si assicurò lo spadone al fianco sinistro e infilò lo scudo prima di Sguainarlo. La lama aveva lo stesso colore dell&#8217;elsa, e nonostante la lunghezza si maneggiava agevolmente anche con una mano sola. Dalle estremità della guardia partivano paralleli alla lama due spuntoni come zanne di drago lunghi una ventina di centimetri. Dopo averci armeggiato un altro po&#8217;, il ragazzo lo rinfoderò, poi si rivolse di nuovo all&#8217;uomo.<br />
«È tutto perfetto, grazie.»<br />
Noil si limitò a inclinare il capo con un sorriso.<br />
«È ora di andare.»<br />
Raccolse gli indumenti che giacevano ancora sul suolo polveroso della fucina, li arrotolò e se li mise sottobraccio, mentre con l&#8217;altro afferrò il muscoloso avambraccio di Noil, che ricambiò la stretta.</p>
<p style="text-align:justify;">Poco dopo era di nuovo in sella al suo baio, diretto verso casa di Lucas.</p>
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		<item>
		<title>Fumo Denso &#8211; Capitolo 1 &#8211; Due (prima parte)</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 16:31:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco4pres</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fumo Denso]]></category>

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		<description><![CDATA[Stephan trovò Pam seduto nudo sul letto intento a leggere l&#8217;ultima copia dell&#8217;Eco. Portava gli occhiali e aveva raccolto i lunghi capelli castani in una coda di cavallo, sembrava molto concentrato. «Ancora quella roba? Lo sai che ti succede se il re ti becca?» «Chi,» chiese Pam senza staccare gli occhi viola dal giornale, «quel [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alessandromarconi.wordpress.com&#038;blog=25817500&#038;post=485&#038;subd=alessandromarconi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://fireproject.deviantart.com/art/Dragon-and-Phoenix-128452407"><img class="aligncenter size-medium wp-image-708" title="by fireproject" src="http://alessandromarconi.files.wordpress.com/2012/01/dragon_and_phoenix_by_fireproject.jpg?w=300&#038;h=212" alt="" width="300" height="212" /></a>Stephan trovò Pam seduto nudo sul letto intento a leggere l&#8217;ultima copia dell&#8217;<em>Eco</em>. Portava gli occhiali e aveva raccolto i lunghi capelli castani in una coda di cavallo, sembrava molto concentrato.<br />
«Ancora quella roba? Lo sai che ti succede se il re ti becca?»<br />
«Chi,» chiese Pam senza staccare gli occhi viola dal giornale, «quel massone pedofilo che appena eletto Presidente grazie alla propaganda dei suoi giornali e saltimbanchi ha trasformato la Repubblica in monarchia modificando la Costituzione dopo aver fatto uccidere chi non era riuscito a corrompere?»<br />
Stephan soppesò quelle parole prima di rispondere.<br />
«Sì, lui.»<br />
«Che vuoi che mi faccia, sono il figlio dell&#8217;ex-Ministro della Difesa, un altro massone come lui.»<br />
«&#8221;Figlio adottivo&#8221;, Pam. E poi te ne sei andato di casa sei anni fa» ribatté l&#8217;altro sedendosi sul ciglio del camino spento, accanto alla porta. La pelle olivastra del suo volto risaltava tra il nero corvino dei capelli corti e il blu notte di camicia e pantaloni lunghi. L&#8217;umida calura estiva sembrava non affliggerlo.<br />
«I primi quattro sono stato all&#8217;università.»<br />
«Si vede che era destino.»<br />
«Quello di &#8220;destino&#8221; è un concetto fin troppo egocentrico.»<br />
«<em>Tu</em> che dài dell&#8217;egocentrico a qualcun altro?»<br />
«Almeno non credo che ci sia una misteriosa forza invisibile che agisce in nostra funzione.»<br />
«Quindi nemmeno gli Dèi?»<br />
«Gli dèi sono la prima scusa inventata dall&#8217;Uomo.»<br />
Stephan fissò il fratello adottivo per un attimo.<br />
«Hai venticinque anni, quando la smetti di parlare come i personaggi dei libri che leggi?»<br />
«Sai che non posso farlo. E <em>tu</em> hai venticinque anni, tra l&#8217;altro oggi, auguri.»<br />
«Grazie.»<br />
«Comunque l&#8217;età anagrafica è solo una convenzione.»<br />
«Giusto, perché sennò ne avresti ancora diciassette.»<br />
Pam fece spallucce e le sue labbra si strinsero in una smorfia di disinteresse.<br />
«Che sei venuto a fare, Steph?» chiese poi.<br />
«A proposito di destino e Dèi,» rispose il fratello mettendo una mano in tasca, «papà vuole parlarti.»<br />
«Può baciarmi il culo» rispose secco Pam.<br />
«Immaginava» continuò Stephan tirando fuori una busta. A quel fruscio Pam alzò per la prima volta gli occhi dal giornale e riconobbe il sigillo dei Lahmmer, due martelli incrociati che sovrastavano i simboli  reali aggiunti dopo l&#8217;incarico governativo di loro padre: un piccolo sole in mezzo a un serpente e a una corona. Il ragazzo riabbassò lo sguardo senza cambiare espressione.<br />
Stephan lasciò la busta lì accanto e sì alzò.<br />
«Sto andando da Noil a prendere la mia nuova armatura, te lo saluto?»<br />
Pam rispose con un gesto osceno, e il fratello se ne andò.<br />
Finito di leggere posò il giornale, prese delle foglie di tabacco da un cassetto e le arrotolò per fumarle. Mentre sbuffava il primo tiro barcollò fino alla lettera, la bruciò con quel che rimaneva del fiammifero e la posò nel camino.</p>
<p style="text-align:justify;">Pam finì la sigaretta e lanciò il mozzicone a far compagnia alle ceneri della lettera del padre. Si girò verso la ragazza che dormiva ancora a pancia in giù e a cui Stephan non aveva prestato tanta attenzione durante il loto scambio di battute nonostante fosse nuda anche lei. Cominciò a baciarle il solco tra le natiche, lasciando posare la lingua sulla pelle di lei. Risalì così, lentamente, fino al collo, facendola svegliare con un brivido. Lei sorrise, mugolò e girò la testa di lato, scostando i capelli per facilitare il lavoro al suo amante per quella notte, pregustando già la passione che l&#8217;attendeva. Pam le accostò la bocca all&#8217;orecchio e le sussurrò dolcemente:<br />
«È ora che te ne vada.»<br />
Pochi minuti dopo erano già vestiti e all&#8217;aperto, lei ancora sotto l&#8217;effetto dell&#8217;incantesimo del ragazzo che l&#8217;aveva placata e convinta a tornare a casa, cancellandole dalla memoria quel poco che sapeva di lui. Dopo che si fu goduto la vista del suo fondoschiena allontanarsi, Pam chiamò Narref col pensiero. Il <a title="Frisone | Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Frisone_%28cavallo%29" target="_blank">Frisone</a> smise di brucare e si diresse trotterellando verso il ragazzo, che lo accarezzò in mezzo agli occhi e prima di sellarlo e imbrigliarlo. Si voltò un&#8217;ultima volta verso il massiccio albero suo rifugio, poderoso in mezzo alla pineta a pochi passi dal mare del cui pungente odore si riempiva i polmoni. Aveva insegnato solo a Stephan come eludere gli incantesimi di difesa che ci aveva apposto, e in situazioni come quella appena occorsa quasi se ne pentiva. Pettinò la criniera di Narref e, salitogli in groppa, gli trasmise col pensiero l&#8217;immagine della Foresta Shood, verso la quale si diresse senza fretta.</p>
<p style="text-align:center;">*</p>
<br />Filed under: <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/category/fumo-denso/'>Fumo Denso</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alessandromarconi.wordpress.com/485/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alessandromarconi.wordpress.com/485/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alessandromarconi.wordpress.com/485/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alessandromarconi.wordpress.com/485/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alessandromarconi.wordpress.com/485/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alessandromarconi.wordpress.com/485/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alessandromarconi.wordpress.com/485/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alessandromarconi.wordpress.com/485/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alessandromarconi.wordpress.com/485/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alessandromarconi.wordpress.com/485/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alessandromarconi.wordpress.com/485/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alessandromarconi.wordpress.com/485/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alessandromarconi.wordpress.com/485/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alessandromarconi.wordpress.com/485/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alessandromarconi.wordpress.com&#038;blog=25817500&#038;post=485&#038;subd=alessandromarconi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Come uno schizzo fatto con la biro</title>
		<link>http://alessandromarconi.wordpress.com/2012/01/04/biro/</link>
		<comments>http://alessandromarconi.wordpress.com/2012/01/04/biro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 16:59:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco4pres</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciao, mi sembra sciocco scriverti una lettera, visto che sei stata tu a insegnarmi quanto le parole valgano poco, se non nulla, rispetto alle azioni. Ma se stai leggendo allora sono morto, e forse può bastare affinché mi creda. Ho sempre cercato d&#8217;interpretarti, ma ho sbagliato sia nel volerlo che nel farlo, perciò basta. E [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alessandromarconi.wordpress.com&#038;blog=25817500&#038;post=659&#038;subd=alessandromarconi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1111658484243&amp;set=a.1111653444117.17545.1610329140&amp;type=3"><img class="aligncenter size-medium wp-image-674" title="©Adele Ceraudo" src="http://alessandromarconi.files.wordpress.com/2012/01/n1610329140_271341_384008.jpg?w=300&#038;h=216" alt="" width="300" height="216" /></a>Ciao,</p>
<p style="text-align:justify;">mi sembra sciocco scriverti una lettera,<br />
visto che sei stata tu a insegnarmi<br />
quanto le parole valgano poco,<br />
se non nulla,<br />
rispetto alle azioni.<br />
Ma se stai leggendo allora sono morto,<br />
e forse può bastare affinché mi creda.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho sempre cercato d&#8217;interpretarti,<br />
ma ho sbagliato sia nel volerlo<br />
che nel farlo, perciò basta.<br />
E poi sono stanco.</p>
<p style="text-align:justify;">Sono ancora innamorato dell&#8217;immagine che ho di te.<br />
Magari c&#8217;innamoriamo davvero solo di quella,<br />
dell&#8217;illusione dell&#8217;ideale che imponiamo.<br />
Ti sogno ancora dopo tutto questo tempo.<br />
Ho cominciato quando ci siamo conosciuti<br />
e non ho più smesso, tranne qualche volta.</p>
<p style="text-align:justify;">Grazie, anche se forse non ha senso.</p>
<p style="text-align:justify;">Tuo malgrado mi hai insegnato molte cose,<br />
mi hai aiutato a crescere e il desiderio di farti mia<br />
mi ha spinto a riconoscere, affrontare e accettare<br />
gran parte dei miei limiti. E tentare di superarli.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho commesso molti errori.<br />
I brutti ricordi che ho di te<br />
sono il riflesso delle mie colpe,<br />
quelli belli m&#8217;illuminano.<br />
Mi piacerebbe crearne altri,<br />
ma non possiamo da molto,<br />
per colpa mia. Va bene così.</p>
<p style="text-align:justify;">Ora vedo solo una luce bianchissima<br />
al cui centro risalta il tuo volto che ride,<br />
come uno schizzo fatto con la biro.</p>
<p style="text-align:justify;">Addio</p>
<p style="text-align:right;">marco</p>
<br />Filed under: <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/category/poesie/'>Poesie</a> Tagged: <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/poesie/'>Poesie</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alessandromarconi.wordpress.com/659/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alessandromarconi.wordpress.com/659/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alessandromarconi.wordpress.com/659/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alessandromarconi.wordpress.com/659/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alessandromarconi.wordpress.com/659/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alessandromarconi.wordpress.com/659/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alessandromarconi.wordpress.com/659/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alessandromarconi.wordpress.com/659/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alessandromarconi.wordpress.com/659/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alessandromarconi.wordpress.com/659/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alessandromarconi.wordpress.com/659/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alessandromarconi.wordpress.com/659/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alessandromarconi.wordpress.com/659/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alessandromarconi.wordpress.com/659/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alessandromarconi.wordpress.com&#038;blog=25817500&#038;post=659&#038;subd=alessandromarconi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">marco4pres</media:title>
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			<media:title type="html">©Adele Ceraudo</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>&#8230;the Only One &#8211; Capitolo 4 &#8211; Perché tu sei con me</title>
		<link>http://alessandromarconi.wordpress.com/2011/11/04/con-me/</link>
		<comments>http://alessandromarconi.wordpress.com/2011/11/04/con-me/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 09:43:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco4pres</dc:creator>
				<category><![CDATA[...the Only One]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Bohemian Grove]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Governo Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Teosofia]]></category>

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		<description><![CDATA[Lex Luther. A proporre quel nickname a Meredith era stato Alessandro, ma a lei non piacevano né i fumetti né il gioco di parole tra il lex latino e il cognome di Martin Lutero. Scosse la testa per scacciare quel pensiero inutile e accese il computer olografico prima di andare a farsi una doccia. Essere [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alessandromarconi.wordpress.com&#038;blog=25817500&#038;post=77&#038;subd=alessandromarconi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://alessandromarconi.files.wordpress.com/2011/09/04catene.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-517" title="" src="http://alessandromarconi.files.wordpress.com/2011/09/04catene.jpg?w=199&#038;h=300" alt="" width="199" height="300" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Lex Luther</em>.<br />
A proporre quel nickname a Meredith era stato Alessandro, ma a lei non piacevano né i fumetti né il <a title="Lex Luthor | Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lex_Luthor" target="_blank">gioco di parole</a> tra il <em>lex</em> latino e il cognome di Martin Lutero. Scosse la testa per scacciare quel pensiero inutile e accese il computer olografico prima di andare a farsi una doccia. Essere un&#8217;assistente sociale la rasserenava, le dispiaceva che sarebbe dovuta finire. Pulita e asciutta, indossò una camicetta e un paio di boxer che le aveva lasciato il suo ragazzo, ne gustò il profumo e si morse la lingua. Effettuò il login e seguì con gli occhi azzurri la conversazione degli altri, per poi ridere quando vide la foto della nuova fascia per capelli di kyota: ne indossava una identica per tener fermi i lunghi capelli rossi. Posò lo sguardo sulla Bibbia lì di fianco ma poi tornò allo schermo, non era quello il momento, non aveva voglia, era meglio di no. E poi la conosceva a memoria.<br />
Il suo ragazzo le aveva fatto scoprire un mondo che aveva sempre evitato per colpa dei pregiudizi. Non era stata un&#8217;esperienza indolore: aveva dovuto mettere in discussione tutto ciò in cui aveva sempre creduto e rinunciare a molte convinzioni che l&#8217;avevano guidata fino a poco prima. Ma con lui era riuscita a non perdersi, e adesso erano insieme in quest&#8217;esodo verso la libertà.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando si furono collegati anche Bisão e The Man, si versò un bicchiere di vino.</p>
<p style="text-align:center;">*</p>
<p style="text-align:justify;"><em><em><em><em><em><em>Giornalisti e politici</em></em></em></em> l&#8217;avevano chiamata &#8220;Santa&#8221;, ma la Terza Guerra Mondiale aveva benedetto solo chi l&#8217;aveva finanziata. Le alte cariche religiose avevano dimenticato il proprio ruolo, da tempo si occupavano di politica ed economia incoraggiando la gente a essere diffidente, ansiosa e razzista. Nonostante ci fosse ancora gente allegra, aperta e attiva, la xenofobia dilagante aveva scortato l&#8217;umanità fino allo scoppio del conflitto. La vittoria degli Alleati d&#8217;Occidente aveva sancito la religione preferita di Dio, <em><em><em><em><em><em><em><em>e sul terreno reso fertile da sangue, paura e sconforto, il Cristianesimo aveva soggiogato molti di quelli che non avevano fede. </em></em></em></em></em></em></em></em><em><em>La successiva inondazione aveva spazzato via anche gli <a title="Colpa di Woodstock | Assolutamente forse" href="http://marco4pres.wordpress.com/2011/05/18/colpa-di-woodstock/" target="_blank">scandali</a> che la guerra non aveva seppellito, l<em><em>e sacre scritture erano state lette e interpretate ancora una volta <em><em><em><em><em><em>e </em></em></em></em><em><em>le<em><em><em><em> fazioni fondamentaliste cristiane </em></em></em><em><em><em>avevano guidato la ricostruzione grazie all&#8217;importanza </em></em></em>guadagnata con la loro politica oscurantista e d&#8217;<a title="“Chi ha orecchi da udire oda”, il blog di Giacinto Butindaro | Assolutamente forse" href="marco4pres.wordpress.com/2011/06/26/chi-ha-orecchi-da-udire-oda-il-blog-di-giacinto-butindaro/" target="_blank">incitazione a boicottaggio e discriminazione</a></em></em></em><em><em><em>.</em></em></em></em></em></em></em></em></em><em><em><em><br />
</em></em></em>La Mecca e Gerusalemme erano rimaste al loro posto, ma l&#8217;enclave di Città del Vaticano era stata rifondata all&#8217;interno della Capitale Mondiale, nella Prima Zona, spostando mattone per mattone basilica e piazza. Con quest&#8217;impresa, preludio alla costruzione del Guscio, il Governo Mondiale <a title="o$anna | Assolutamente forse" href="http://marco4pres.wordpress.com/2011/10/25/oanna/" target="_blank">propugnato da uno dei precedenti pontefici</a> voleva dare un chiaro segnale di potere agli sconfitti. </em></em><em><em>I musulmani, una piccola parte dei sopravvissuti a guerra e Inondazione, erano oggetto di razzismo quasi quanto gli omosessuali, mentre la parola &#8220;ebreo&#8221; continuava a essere usata principalmente per indicare uno status. Alcuni parlavano di &#8220;sionismo&#8221; per identificare i membri del Governo Mondiale e delle corporazioni che, smessa la maschera conservatrice e messe da parte le lobby <em><em></em></em>, seguivano <em><em>di nascosto </em></em>dottrine diverse <em>ed </em>erano dediti a rituali esoterici e satanici</em>, in particolare durante i loro meeting estivi a <a title="Dark Secrets: Inside Bohemian Grove &amp; The Order of Death | infowars.com" href="http://www.infowars.com/bg1.html" target="_blank">Bohemian Grove</a>.</em><em><br style="text-align:justify;" /></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em> <em>Paradise. Meredith non avrebbe potuto avere un cognome più azzeccato vista la devozione che a undici anni le era valsa una borsa di studio per un collegio della Santa Sede, ben lontana dalla Sesta Zona dove viveva.</em></em> <em>La sua vita tuttavia era stata un</em> <em>inferno nei cinque anni precedenti, durante i quali era stata violentata con regolarità dal preside del suo collegio femminile. Convinta di essere punita per i propri peccati, aveva sepolto nel silenzio quell&#8217;orrore e ora, lontana da lui e dall&#8217;omertà di parenti e amici, aveva voluto dimenticare. La sua vita era stata più dolce, e alle superiori aveva anche riacquistato il sorriso, per un po&#8217;.<br />
A metà del secondo anno una sua insegnante era stata sostituita proprio dal suo ex-preside, e</em><em> il rito era ricominciato tra preghiere profane e sapore di sale. Tutti sapevano ma nessuno parlava per paura delle conseguenze, e Meredith era sola. L</em><em>&#8216;unico sfogo per la ragazza era un blog in cui pubblicava quello che le capitava <em>sotto forma di romanzo</em>, e <em><em>con uno pseudonimo </em></em>chiedeva consigli ai suoi lettori col pretesto della trama.</em> <em>U<em>no di loro </em>le aveva dedicato la poesia più bella che avesse mai letto e dato un suggerimento terribile ma seducente, che non era riuscita ad accantonare. Quando le si erano presentati coraggio e opportunità -l&#8217;altra faccia di disperazione e fortuna- aveva colpito.<br />
Quella volta il frate non l&#8217;aveva legata, e mentre era intento a sfilarle le mutandine, Meredith aveva preso da <em>sotto il cuscino </em>un crocifisso appuntito con un coltello rubato dalla mensa e</em> <em>gliel&#8217;aveva ficcato in un occhio. L&#8217;uomo aveva ululato dal dolore spruzzando sangue dappertutto e lei, carica di rabbia, gli era salita sopra cavalcioni e aveva continuato a pugnalarlo mentre recitava il salmo &#8220;del buon Pastore&#8221;.</em> <em>Le suore l&#8217;avevano bloccata e avevano chiamato un&#8217;ambulanza; il frate era stato salvato per miracolo.</em><br />
<em> La Santa Sede aveva provveduto a insabbiare la vicenda e a offrire a Meredith una borsa di studio che avrebbe coperto tutte le spese fino al Dottorato di Ricerca, in cambio del suo silenzio. Lei non aveva intenzione d&#8217;aprir bocca, era sazia e voleva dimenticare ancora una volta: senza arrivare al diploma aveva abbandonato la scuola ed era finita in periferia a fare la cameriera.<br />
E il destino l&#8217;aveva seguìta.<br />
</em></p>
<p style="text-align:center;"><em></em>*</p>
<p style="text-align:justify;">Aveva scartato l&#8217;offerta di Alessandro, ma apprezzando il riferimento a Lutero aveva scelto di farsi chiamare &#8220;Martina&#8221;. Il nickname di lui invece faceva sorgere un triste sorriso sul suo viso d&#8217;angelo: l&#8217;aveva ancora, lei, un&#8217;anima? Anche se aveva spezzato le catene d&#8217;oro che l&#8217;avevano imprigionata, i dubbi continuavano a divorarla. Faceva spesso degli incubi e si svegliava pensando a Dio<em>: Guardami dall&#8217;alto dei miei sensi di colpa</em>, gli diceva.<br />
Era diventata una Dreamer suo malgrado, aveva vacillato alle parole di Alessandro e si era fatta convincere dal suo ragazzo. Provava sempre la tentazione di tirarsi indietro, ma come avrebbe potuto? La prospettiva era allettante e non voleva deludere chi amava, anche se aveva paura.<br />
Finì il bicchiere di vino e non ne riprese più, doveva rimanere lucida.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo le chiacchiere, la riunione cominciò.</p>
<p style="text-align:center;">* * *</p>
<blockquote>
<p style="text-align:right;">Salmo. Di Davide.<br />
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla;<br />
su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.<br />
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del Suo nome.<br />
Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.<br />
Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca.<br />
Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.</p>
<p style="text-align:right;"><em>(Salmo 23)</em></p>
</blockquote>
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	</item>
		<item>
		<title>Tranne nei sogni</title>
		<link>http://alessandromarconi.wordpress.com/2011/10/31/tranne-nei-sogni/</link>
		<comments>http://alessandromarconi.wordpress.com/2011/10/31/tranne-nei-sogni/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 09:35:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco4pres</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie]]></category>
		<category><![CDATA[Sensi di colpa]]></category>

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		<description><![CDATA[Guardami dall&#8217;alto dei miei sensi di colpa, ignorami con quel tuo sorriso beffardo e il culo nascosto dai jeans troppo larghi. Sei andata a finire dall&#8217;altra parte del mare del mio passato, dove non voglio tornare, mentre affogo nel fumo che mi creo attorno e mi sfogo in un gioco che ritorno ad amare. La [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alessandromarconi.wordpress.com&#038;blog=25817500&#038;post=576&#038;subd=alessandromarconi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://alessandromarconi.files.wordpress.com/2011/10/31868_1426583835231_1551864631_1001915_4489541_n.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-584" title="" src="http://alessandromarconi.files.wordpress.com/2011/10/31868_1426583835231_1551864631_1001915_4489541_n.jpg?w=225&#038;h=300" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Guardami dall&#8217;alto dei miei sensi di colpa,<br />
ignorami con quel tuo sorriso beffardo<br />
e il culo nascosto dai jeans troppo larghi.</p>
<p>Sei andata a finire dall&#8217;altra parte del mare<br />
del mio passato, dove non voglio tornare,<br />
mentre affogo nel fumo che mi creo attorno<br />
e mi sfogo in un gioco che ritorno ad amare.</p>
<p>La pelle tradisce gli errori e la lingua ricorda<br />
gli odori svaniti col tempo e con le lavatrici.<br />
Non dici niente e va bene, tranne nei sogni:<br />
là non riesco a nascondere le mie cicatrici.</p>
<p>La paranoia fiorisce al risveglio degli altri,<br />
con la musica in testa e il veleno nel cuore,<br />
l&#8217;anima in festa per il banchetto in mio onore<br />
e la damigella della serata, venerata d&#8217;ardore,<br />
verrà divorata, vivrà nel mio ventre, vedrà il mio dolore.</p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#333399;">-m4p-</span></p>
<br />Filed under: <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/category/poesie/'>Poesie</a> Tagged: <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/poesie/'>Poesie</a>, <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/sensi-di-colpa/'>Sensi di colpa</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alessandromarconi.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alessandromarconi.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alessandromarconi.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alessandromarconi.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alessandromarconi.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alessandromarconi.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alessandromarconi.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alessandromarconi.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alessandromarconi.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alessandromarconi.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alessandromarconi.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alessandromarconi.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alessandromarconi.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alessandromarconi.wordpress.com/576/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alessandromarconi.wordpress.com&#038;blog=25817500&#038;post=576&#038;subd=alessandromarconi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Marionuel</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 02:19:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco4pres</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;era un periodo in cui uscivamo sempre insieme io, Stefano, Luca e Manuel, compagni di basket e di lavoro estivo al bar del campeggio. Avevamo preso la patente da poco e ce ne andavamo in giro per bowling e pub dove Manuel, più piccolo di due anni, ci faceva sempre fare delle figuracce ordinando acqua [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alessandromarconi.wordpress.com&#038;blog=25817500&#038;post=409&#038;subd=alessandromarconi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://alessandromarconi.files.wordpress.com/2011/08/00marionuel1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-533" title="" src="http://alessandromarconi.files.wordpress.com/2011/08/00marionuel1.jpg?w=645" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">C&#8217;era un periodo in cui uscivamo sempre insieme io, Stefano, Luca e Manuel, compagni di basket e di lavoro estivo al bar del campeggio. Avevamo preso la patente da poco e ce ne andavamo in giro per bowling e pub dove Manuel, più piccolo di due anni, ci faceva sempre fare delle figuracce ordinando acqua liscia, lui che non guidava. Al ritorno ci fermavamo a casa sua a saccheggiargli il frigo e a guardare la tivù fino a tardi: film, telefilm, sport. Altre volte parcheggiavamo lungomare e tiravamo l&#8217;alba giocando a chiacchiere.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci allontanammo un po&#8217; finite le superiori; io andai all&#8217;università a Bologna, Luca in Trentino sei mesi l&#8217;anno come cuoco e Manuel l&#8217;estate faceva finta di lavorare da un&#8217;altra parte mentre finiva il liceo con un anno di ritardo. Ci sentivamo di rado, vedendoci ancora meno. Ci furono scazzi, invidie, incomprensioni, ma alla fine tornammo a frequentarci con regolarità, anche se non come prima, vista la distanza. Ogni tanto avevamo la ragazza, ridevamo di donne, politica e fantacalcio. Io ero un papaboy e Manuel bestemmiava invece di mettere le virgole; gli altri due stavano nel mezzo. Poi io persi la fede e Manuel la ritrovò ma la tenne per sé, ripristinando l&#8217;equilibrio. Iniziai a fumare e lui a bere, Luca ogni tanto si operava a qualcosa e Stefano studiava e usciva con Alice. Alla fine s&#8217;era preso tre lauree, Luca aveva mollato il lavoro e ne cercava altri senza successo, io giravo l&#8217;Italia e l&#8217;Europa per ritardare il più possibile il momento di sistemarmi e scrivevo di cazzi miei e attualità per sfogarmi e dedicarmi a qualcosa dopo aver perso l&#8217;interesse per tutto. Manuel seguì le orme del padre entrando nell&#8217;Arma prima di finire l&#8217;università; noi sapevamo che era perché non aveva voglia di lavorare. Luca e Stefano scrollavano la testa rassegnati mentre io, spinto dal mio attivismo passivo, cercavo di fargli capire che sarebbe diventato un pupazzo che avrebbe dovuto eseguire ordini senza pensare e che saremmo potuti trovarci l&#8217;uno contro l&#8217;altro, nel caso mi fossi deciso a scollare il culo dalla sedia e iniziare a protestare per davvero.</p>
<p style="text-align:justify;">E così accadde. Non ricordo per cosa protestassi, quasi ogni scusa era buona per me, drogato di sogni e illusioni, con Bill Hicks, George Carlin e i fratelli Kennedy in testa e alcool, tabacco e marijuana nel sangue, fui picchiato e arrestato e picchiato di nuovo e qualche altra volta ancora. Stefano sentì la notizia al telegiornale, Luca la lesse su internet. Io in cella continuavo a leggere Bukowski, ascoltare CapaRezza, scrivere cazzate e flirtare per corrispondenza con amiche lontane. Mia sorella e mio padre erano tristi, mamma disperata, nonna si vergognava. Ridevo e pensavo e sognavo.</p>
<p style="text-align:justify;">Fui scarcerato poco dopo, mi ritrovai di fronte Manuel con divisa e rasatura d&#8217;ordinanza e capii.</p>
<p style="text-align:justify;">«Io torno dentro», dissi al primo carabiniere che mi passò a tiro.</p>
<p style="text-align:justify;">«Sei un deficiente», mi disse Manuel con tono piatto, improvvisamente adulto.</p>
<p style="text-align:justify;">«Secondo te ho fatto tutto &#8216;sto casino per farmi tirar fuori dall&#8217;amico sbirro? Non hai capito un cazzo, ributtami dentro sùbito o ti costringo a farlo».</p>
<p style="text-align:justify;">«Sei un deficiente», ripeté.</p>
<p style="text-align:justify;">«Sai dire solo questo?», gli chiesi avvicinandomi. Sentivo il suo fiato sulla gola e io gli respiravo in faccia. Era bella come sempre, affilata e affascinante ma incolore. Aspettavo la sua reazione col petto in fuori. Lo guardavo dall&#8217;alto ma solo per via di quella manciata di centimetri in più, in realtà pensavo alle mille partite alla PlayStation e al fragore delle nostre risate.</p>
<p style="text-align:justify;">Finsi di dargli uno schiaffo e lui mi manganellò. Si fermarono tutti a guardarci mentre mi accasciavo al suolo sbuffando. Quando ripresi fiato, gridai.</p>
<p style="text-align:justify;">«Guarda che sei diventato: eravamo fratelli, cazzo, fratelli!». Avevo le lacrime agli occhi per la rabbia e per il colpo.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi rialzai e gli balzai alla gola, sbattendolo a terra.</p>
<p style="text-align:justify;">Morii così, colpito alle spalle come un vigliacco dai colpi di pistola dei suoi colleghi.</p>
<p style="text-align:justify;">Prima del buio, però, ricordo che lo vidi piangere.</p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#333399;">-m4p-</span></p>
<br />Filed under: <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/category/racconti/'>Racconti</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alessandromarconi.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alessandromarconi.wordpress.com/409/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alessandromarconi.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alessandromarconi.wordpress.com/409/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alessandromarconi.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alessandromarconi.wordpress.com/409/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alessandromarconi.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alessandromarconi.wordpress.com/409/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alessandromarconi.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alessandromarconi.wordpress.com/409/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alessandromarconi.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alessandromarconi.wordpress.com/409/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alessandromarconi.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alessandromarconi.wordpress.com/409/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alessandromarconi.wordpress.com&#038;blog=25817500&#038;post=409&#038;subd=alessandromarconi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>&#8230;the Only One &#8211; Capitolo 3 &#8211; Non c&#8217;è certezza</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 10:47:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco4pres</dc:creator>
				<category><![CDATA[...the Only One]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Benjamin Franklin]]></category>
		<category><![CDATA[Capoeira]]></category>
		<category><![CDATA[CIA]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito]]></category>
		<category><![CDATA[Massoneria]]></category>
		<category><![CDATA[Microchip sottocutaneo]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
		<category><![CDATA[Polizia]]></category>
		<category><![CDATA[RFID]]></category>

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		<description><![CDATA[Vado per i ventotto, si ripeteva Luis tutte le mattine appena sveglio e tutte le sere prima di addormentarsi. E qualche altra volta nel corso della giornata. Due anni prima aveva chiuso la sua attività, era tornato nella Quarta Zona e aveva cominciato a dare lezioni di capoeira grazie alla protesi biorobotica che Nick gli aveva [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alessandromarconi.wordpress.com&#038;blog=25817500&#038;post=75&#038;subd=alessandromarconi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://alessandromarconi.files.wordpress.com/2011/08/03spy2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-527" title="" src="http://alessandromarconi.files.wordpress.com/2011/08/03spy2.jpg?w=645" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Vado per i ventotto</em>, si ripeteva Luis tutte le mattine appena sveglio e tutte le sere prima di addormentarsi. E qualche altra volta nel corso della giornata.<br />
Due anni prima aveva chiuso la sua attività, era tornato nella Quarta Zona e aveva cominciato a dare lezioni di <a title="The best capoeira video ever | YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=Z8xxgFpK-NM" target="_blank">capoeira</a> grazie alla protesi biorobotica che Nick gli aveva impiantato alla gamba destra. All&#8217;inizio aveva avuto difficoltà a controllarla, ma con l&#8217;assunzione di steroidi nanotecnologici creati per lui dall&#8217;amico, il suo metabolismo si era sviluppato a tal punto dall&#8217;essere al passo con l&#8217;arto sovrumano, e ora non aveva più bisogno di prenderli. Nessuno tranne Nick sapeva dell&#8217;operazione, e a Luis piaceva avere un certo vantaggio sugli altri.<br />
Finì di farsi la doccia e si asciugò con un accappatoio bianco, in netto contrasto con la sua pelle d&#8217;ebano. Si rivestì, chiuse la palestra e tornò a casa, dove si connesse ma rimase <em>Invisibile </em>per controllare la situazione.<br />
A Luis piaceva osservare gli altri e scoprire sul loro conto più di quanto essi sapessero sul suo. Il suo sogno, tuttavia, lo conoscevano tutti.</p>
<p style="text-align:justify;">Molte cose erano cambiate negli ultimi cinque anni, ma non quello.</p>
<p style="text-align:center;">*</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Durante la Ricostruzione il Governo Mondiale aveva intensificato i controlli sulla popolazione, aumentando ancóra di più il numero di telecamere installate negli spazi pubblici e imponendo l&#8217;impianto di microchip sottocutanei. In realtà la Massoneria statunitense li aveva già <a title="Massoni Sponsorizzano Microchip a Fiera Locale Sub Ita 1 1 | YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=R-1h2WkoU4s" target="_blank">sponsorizzati apertamente</a> negli anni precedenti alla Terza Guerra Mondiale, regalando un buono pasto di cinque dollari a chi si fosse sottoposto all&#8217;operazione. Anche l&#8217;allora Presidente, premio Nobel per la Pace </em><em>e principale esportatore di democrazia della sua epoca, <em>aveva previsto<strong> </strong><a title="Microchip RFID a tutti gli americani dal 2013 | Voci Dalla Strada" href="http://www.vocidallastrada.com/2011/07/microchip-rfid-tutti-gli-americani-dal.html" target="_blank">microchip RFID obbligatori</a> per per tutti i cittadini a stelle e strisce </em><em>all&#8217;interno della riforma della sanità</em>.</em><br />
<em><em>La vera svolta però c&#8217;era stata prima, come conseguenza <em>del clima d&#8217;odio e di terrore diffuso da mass media e predicatori dopo <em><em>l&#8217;undici settembre del 2001. U</em></em>na famiglia della Florida si era addirittura proposta volontariamente per la sperimentazione. <em>Nessuno ricordava le parole di Benjamin Franklin, uno dei Padri fondatori degli Stati Uniti d&#8217;America, che seppur massone a sua volta, aveva affermato: &#8220;Coloro che rinunciano a libertà essenziali in cambio di una piccola sicurezza temporanea, non meritano né l&#8217;una, né l&#8217;altra&#8221;.</em></em></em><br />
</em><em>L&#8217;equipaggiamento delle Forze dell&#8217;ordine era stato <a title="Rapporto NATO Operazioni urbane anno 2020 | FreeYourMind!" href="http://freeyourmindfym.wordpress.com/2011/08/12/rapporto-nato-operazioni-urbane-anno-2020/" target="_blank">potenziato</a>, e la differenza tra Polizia ed Esercito <em>si era talmente assottigliata che l&#8217;unica cosa che distingueva i due corpi </em>era l&#8217;uniforme: blu per il primo e mimetica per il secondo; anche i metodi e la libertà d&#8217;azione erano molto simili. In principio erano state organizzate molte proteste pacifiche contro l&#8217;egemonia del Governo Mondiale e le sue misure liberticide, ma militari infiltrati tra i manifestanti avevano alzato la tensione con violenze indiscriminate che avevano portato a scontri in cui molti civili erano stati pestati a sangue. I focolai di rivolta nati in seguito erano stati sedati con precise operazioni militari e il beneplacito dell&#8217;opinione pubblica, ora indirizzata contro i facinorosi.</em> <em>Quando il Governo Mondiale aveva ristabilito l&#8217;ordine, non aveva avviato alcuna indagine né preso alcun provvedimento disciplinare nei confronti di chi aveva abusato del proprio potere, e anzi molti ufficiali erano stati promossi a gradi più alti</em>.<br />
<em><em>I servizi segreti erano sempre attivi e, sebbene localizzati strategicamente nelle diverse Zone, rispondevano tutti alla CIA, che vista la sua centralità non aveva neanche dovuto cambiare nome.</em> Tutto era sotto controllo.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em></em><em><em><em><em><em>Luis Fàbio de Alexandre Castilho <em><em><em><em><em><em><em><em><em><em>era l&#8217;ultimo di sette figli. Suo padre aveva riscoperto e ricominciato a insegnare la capoeira lì nella Quarta Zona, e i</em></em></em></em></em></em></em></em></em></em> sei fratelli gliel&#8217;avevano fatta conoscere fin da piccolo, per vessarlo. Avevano smesso quando, ancora prepubescente, Luis l&#8217;aveva appresa. <em><em><em><em><em>Col suo fisico imponente, durante l&#8217;adolescenza si era guadagnato </em>il soprannome di Bisão -&#8221;bisonte&#8221; in brasiliano- e aveva cominciato a competere a livello agonistico con ottimi risultati. Essere migliore dei suoi fratelli pur essendo il più giovane, poi, aggiungeva compiacimento.</em></em></em></em></em></em></em><em><em></em></em><br />
<em><em><em><em>Per sette anni consecutivi era stato campione di Zona in quattro categorie diverse, e il giorno del suo ventiduesimo compleanno si era aggiudicato il titolo assoluto vincendo un torneo misto tra umani e cyborg, guadagnandosi la partecipazione alle Olimpiadi dell&#8217;anno successivo. Per lui sarebbe stata la prima volta. Quella sera era andato a festeggiare col padre e i fratelli, i suoi primi tifosi. Luis non aveva bevuto, non lo faceva mai, e comunque era troppo drogato d&#8217;adrenalina per aggiungerne altre. Il padre e il fratello più grande, suoi maestri e punti di riferimento, si erano astenuti con lui, mentre gli altri cinque avevano festeggiato come non ci fosse stato domani.</em></em></em></em> Alterati dall&#8217;alcool, si erano sùbito attirati le antipatie di alcuni dei presenti, e ne era nata una rissa. Luis si era intromesso per separare i gruppi e calmare gli animi, ma il tempestivo intervento della Polizia aveva peggiorato le cose: aveva ripristinato la quiete, ma le persone coinvolte avevano pagato un prezzo molto alto. A Luis era stata spezzata la gamba destra in due punti e la sua carriera era finita. A suo padre e suo fratello maggiore era andata molto peggio.<br />
<em><em><em><em>All&#8217;ospedale aveva chiesto appositamente una stanza lontana da quella dei fratelli, che considerava la causa dei funerali ai quali non aveva potuto assistere</em><em><em>. Senza più il marito e il primogenito, anche la madre si era lasciata morire quand&#8217;era ancora ricoverato. Odi</em></em></em></em>ava tutto, perché non gli era rimasto più niente, e voleva solo morire anche lui.</em><em></em><br />
<em></em><em></em><em><em><em><em>Poi Nick<em><em><em><em><em><em>, suo coetaneo, </em></em></em></em></em></em>aveva occupato l&#8217;altro letto della camera, e con molta pazienza era riuscito a farlo schiudere e sfogare. Tra le altre cose, Luis gli aveva confidato la passione per la cucina presa dalla madre ed era persino tornato a sorridere, seppur raramente. Una volta dimesso aveva rifiutato la riabilitazione, si era fatto operare dal nuovo e unico amico ed era andato con lui nella Prima Zona, dove il suo sogno era rifiorito.</em></em></em></em><em></em><br />
<em><br />
</em></em></em></p>
<p style="text-align:center;">*</p>
<p style="text-align:justify;">I suoi rapporti con gli altri si erano sviluppati con lentezza: non gli erano indifferenti, ma li considerava un gradino o due sotto Nick, la cui calma l&#8217;aveva conquistato. La convalescenza condivisa in ospedale, poi, aveva avuto un ruolo decisivo, visto quello a cui aveva portato.<br />
Nel frattempo si era connesso anche Alma, e Luis decise di spiare la conversazione tra lui, NEG e kyota. Provò l&#8217;impulso di intervenire per far notare che il primo dei tre parlava meno del solito, mentre l&#8217;ultimo lo faceva a sproposito, ma si trattenne. Hawk nel frattempo continuava ad ascoltare la musica ma la cornice del suo avatar era diventata verde. Decise di rendersi visibile solo dopo che si fu connessa Martina, ma non si sbottonò quando kyota gli chiese cosa ne pensasse della sua nuova fascia.<br />
Silenzioso anche al di qua dello schermo, Bisão se ne stette a osservarlo dall’alto dei suoi duecentodue centimetri fino a quando anche The Man passò <em>Disponibile</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">E finalmente sedette.</p>
<p style="text-align:center;">* * *</p>
<blockquote>
<p style="text-align:right;">Quant’è bella giovinezza<br />
che si fugge tuttavia!<br />
Chi vuol esser lieto, sia:<br />
di doman non c’è certezza.<br />
(Lorenzo de’ Medici, <em>Trionfo di Bacco e Arianna</em>)</p>
</blockquote>
<p style="text-align:right;"><strong>Capitolo 4</strong>: <em><a href="http://alessandromarconi.wordpress.com/2011/11/04/con-me/">Perché tu sei con me</a></em></p>
<br />Filed under: <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/category/the-only-one/'>...the Only One</a> Tagged: <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/barack-obama/'>Barack Obama</a>, <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/benjamin-franklin/'>Benjamin Franklin</a>, <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/capoeira/'>Capoeira</a>, <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/cia/'>CIA</a>, <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/esercito/'>Esercito</a>, <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/massoneria/'>Massoneria</a>, <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/microchip-sottocutaneo/'>Microchip sottocutaneo</a>, <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/nato/'>NATO</a>, <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/polizia/'>Polizia</a>, <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/rfid/'>RFID</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alessandromarconi.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alessandromarconi.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alessandromarconi.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alessandromarconi.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alessandromarconi.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alessandromarconi.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alessandromarconi.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alessandromarconi.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alessandromarconi.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alessandromarconi.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alessandromarconi.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alessandromarconi.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alessandromarconi.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alessandromarconi.wordpress.com/75/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alessandromarconi.wordpress.com&#038;blog=25817500&#038;post=75&#038;subd=alessandromarconi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>&#8230;the Only One &#8211; Capitolo 2 &#8211; Carne sintetica</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 23:41:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco4pres</dc:creator>
				<category><![CDATA[...the Only One]]></category>
		<category><![CDATA[Bill Hicks]]></category>
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		<description><![CDATA[Gola Profonda è un’ode al tabacco, si disse Nick accendendosi una sigaretta. Così si gode con la bocca. Si stiracchiò sulla sedia, facendone scricchiolare lo schienale. Ridacchiò a quel pensiero così sciocco che nemmeno Alessandro sarebbe riuscito a tirar fuori e una nuvoletta di fumo gli avvolse la testa. Sigarette e alcool erano sempre legali, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alessandromarconi.wordpress.com&#038;blog=25817500&#038;post=60&#038;subd=alessandromarconi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://alessandromarconi.files.wordpress.com/2011/08/02_cyborg2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-529" title="" src="http://alessandromarconi.files.wordpress.com/2011/08/02_cyborg2.jpg?w=645" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Gola Profonda<em> è un’ode al tabacco</em>, si disse Nick accendendosi una sigaretta. C<em>osì si gode con la bocca</em>.<br />
Si stiracchiò sulla sedia, facendone scricchiolare lo schienale. Ridacchiò a quel pensiero così sciocco che nemmeno Alessandro sarebbe riuscito a tirar fuori e una nuvoletta di fumo gli avvolse la testa. Sigarette e alcool erano sempre legali, la canapa sempre illegale. La sua mente volò a <a title="Bill Hicks - War On Drugs from &quot;Sane Man&quot; live '89 (sub.ITA) | YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=xC8eURJZpy0" target="_blank">Bill Hicks</a>, un comico che gli aveva fatto scoprire proprio Alma e che gli aveva aperto gli occhi su molte cose. Il ragazzo della Seconda Zona non finiva mai di stupirlo con la sua conoscenza del ventesimo e del ventunesimo secolo, soprattutto perché gran parte di quello che diceva non si trovava nei libri di storia o negli archivi di giornali e telegiornali, eppure trovava sempre fonti valide. Era questo che più gli piaceva di Alessandro, che ti stava a sentire e si apriva al dialogo, forse anche troppo, vista la sua parlantina.<br />
Nick era il miglior programmatore del mondo. I suoi colleghi lo avevano soprannominato &#8221;Neo&#8221; o &#8220;l&#8217;Eletto&#8221;, perché aveva la capacità di visualizzare nella propria mente interi progetti prima ancora di svilupparli; per lo stesso motivo Alessandro lo chiamava &#8220;Nikola&#8221;, come <a title="NIKOLA TESLA, il più grande genio dimenticato dalla storia | AltraInformazione" href="http://www.altrainformazione.it/wp/nikola-tesla-il-piu-grande-genio-dimenticato-dalla-storia/" target="_blank">Tesla</a>. Ma quando tre anni prima era diventato Alma, Nick si era ribattezzato NEG per non dimenticare da dove venisse e quale fosse il suo scopo. O &#8220;sogno&#8221;, secondo gli altri.</p>
<p style="text-align:justify;">Gli altri. I Dreamers.</p>
<p style="text-align:center;">*</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Poco prima della Terza Guerra Mondiale, uno scienziato statunitense che aveva studiato la mappatura del genoma umano era riuscito </em><em>a creare in laboratorio la prima <a title="Ecco l'inizio della «vita artificiale» Costruita la prima cellula | Corriere della Sera.it" href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_maggio_20/prima-cellula-artificiale_1cbaff5e-6417-11df-ae00-00144f02aabe.shtml" target="_blank">cellula sintetica</a>. Il resto del suo lavoro era passato pressoché in sordina, ma tutti avevano visto i suoi risultati dopo lo scoppio del conflitto, quando <em>le prime forme di vita artificiale </em>erano scese in campo a combattere. Come tutte le guerre degli ultimi secoli, però, anche questa non era stata combattuta per essere vinta ma protratta, riempiendo in silenzio le tasche già gonfie di banche e corporazioni, che prestavano denaro e fornivano armi a entrambi gli schieramenti. Perciò, nonostante la superiorità degli eserciti cristiani, si era conclusa solo diversi anni dopo.</em><br />
<em>Gli androidi reduci erano stati impiegati dal Governo Mondiale per la ricostruzione dopo l&#8217;Inondazione o in affiancamento a Polizia ed Esercito per la deportazione o per sedare i conflitti scoppiati dopo il cataclisma. All&#8217;inizio non erano più che robot dalle sembianze umane, ma nell&#8217;arco di qualche decennio erano stati creati i primi cyborg, esseri artificiali costituiti da parti biologiche oltre che sintetiche.</em> <em><em><em>Il merito principale era del dottor Esteban Víctor Guerrero, detto &#8220;Dottor Destino&#8221;, uno scienziato della Quarta Zona che sin da giovanissimo aveva mostrato un talento fuori dal comune nei campi della genetica, della robotica, dell&#8217;informatica e della nanotecnologia. Negli ultimi quarant&#8217;anni aveva depositato più di seicentosessanta brevetti</em>, i più importanti dei quali riguardavano il wetware dei cyborg, </em>l&#8217;interazione tra biologia e software, che aveva portato alla coniazione del termine </em>Homo Sapiens Sapiens 2.0<em> per definirli.</em><em></em><br />
<em><em>La questione morale su vita artificiale e <a title="Transumanesimo: Il nuovo volto dell’Eugenetica | Neovitruvian's Blog" href="http://neovitruvian.wordpress.com/2011/03/30/transumanesimo-il-nuovo-volto-delleugenetica/" target="_blank">transumanesimo</a> si era proposta molto prima del lavoro del Dottor Destino, tuttavia la Chiesa aveva mostrato un&#8217;incoraggiante apertura alle nuove forme di vita, in linea con la politica di integrazione attuata dal Governo Mondiale, cui molti membri coprivano posizioni di prestigio nei laboratori-fabbrica che li producevano o nelle banche che li finanziavano. Si era persino arrivati a consentire i matrimoni, sia civili che religiosi, tra cyborg ed esseri umani, nonostante la sterilità congenita dei primi.</em> Le unioni tra persone dello stesso sesso, invece, venivano ancora apostrofate come aberrazioni intollerabili dai pulpiti di tutto il mondo.<br />
<em>Tante buone intenzioni, tuttavia</em>, venivano ancora osteggiate dal razzismo e dalla paura di gran parte degli esseri umani.</em><em></em><em></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>«Che cazzo dici?» era esploso Nick quando il suo migliore amico gli aveva detto che voleva sposarsi con una cyborg.</em><br />
<em>«Senti, lo so cosa significa per te, ma io la amo».</em><br />
<em><em>«Se vuoi scoparti un elettrodomestico perché non provi con un videoregistratore?».</em></em><br />
<em>«NON È UN ELETTRODOMESTICO!».</em><br />
<em>«Cos&#8217;è allora? Non è un essere umano, non ha sentimenti!».</em><br />
<em>«Ce l’ha! Non leggi i giornali? &#8220;Riproducono perfettamente il cervello umano&#8221;!».</em><br />
<em>«&#8221;Riproducono&#8221;! &#8220;RIPRODUCONO&#8221;! Non ce l&#8217;hanno davvero, Andrew! E poi giusto </em>quello<em> riproducono, non possono avere figli, lo capisci?»</em><br />
<em>«Troveranno il modo!».</em><br />
<em>«No, non lo troveranno. Ma è meglio che la tua stupidità muoia con te!».</em><br />
<em>La loro amicizia era finita lì, sulla porta sbattutagli in faccia.</em><br />
<em>Aveva letto la notizia qualche mese più tardi.</em><br />
<em>Andrew aveva trovato sua moglie a letto con un altro cyborg e li aveva uccisi entrambi, poi si era tolto la vita.</em><br />
<em>Già in rotta con la famiglia da qualche anno, Nick aveva abbandonato la Quinta Zona e se n’era andato nella Quarta, dove conosceva un gruppo di delinquenti dediti a furti, atti vandalici e piccole estorsioni che aveva frequentato<em> da ragazzino</em>. Aveva riallacciato i rapporti col vecchio compagno Ricardo Morales e gli aveva fornito un notevole supporto tecnologico per le sue attività illegali. Quando però era venuto a sapere che trafficava in e con cyborg, aveva abbandonato il lavoro. Ricardo non l’aveva presa bene, e aveva mandato un branco dei suoi scagnozzi a consegnargli la liquidazione.</em><br />
<em>Durante il periodo di ricovero in ospedale Nick aveva fatto amicizia col suo compagno di stanza, che gli aveva parlato della sua intenzione di aprire un ristorante etnico nella Prima Zona. Non ci aveva pensato molto prima di chiedergli se poteva unirsi a lui, desideroso di ricominciare per l&#8217;ennesima volta, nell&#8217;ennesimo posto.</em><br />
<em>Dopo quasi tre anni era tornato nella Quinta Zona e aveva cominciato a fare il programmatore per i sistemi di sicurezza dei Center. Ora che ne erano passati altri due poteva portare a termine l&#8217;ultima cosa che aveva cominciato.<br />
</em></p>
<p style="text-align:center;">*</p>
<p style="text-align:justify;">Nick chiuse il progetto al quale stava lavorando e aprì la finestra della chat dei Dreamers, impostò lo status su <em>Disponibile</em> e si accese un&#8217;altra sigaretta.<br />
The Man e Hawk non erano al computer, ma la nota musicale che si alternava ai loro avatar lasciava intuire che fossero lì vicino. Ormai mancavano solo Bisão e Martina.<br />
Salutò Alma e kyota e cominciò a chiacchierarci per ingannare il tempo durante l’attesa. Kyota si sbilanciava più del solito, come sempre quando era nervoso. Alma invece era sibillino.<br />
<em>Buffa la tensione</em>, pensò. <em>Ti cambia</em>. Sorrise.<em> La vita è una figata</em>.<br />
NEG era il miglior ingegnere del mondo. Aveva <em>crackato</em> i microchip sottocutanei e creato un dispositivo che ne alterava, mascherava o copiava le funzioni. Era anche un ottimo hacker, rimanevano davvero esigue le informazioni che potessero sfuggirgli o i sistemi informatici che non riuscisse a violare.</p>
<p style="text-align:justify;">Sembrava passata un&#8217;eternità da quando avevano fondato i Dreamers in un magazzino.</p>
<p style="text-align:center;">* * *</p>
<blockquote>
<p style="text-align:right;">Sogna una carne sintetica, nuovi attributi e un microchip emozionale.<br />
Sogna di un bisturi amico che faccia di lei qualcosa fuori dal normale.<br />
Sogna una carne sintetica, nuovi attributi e un microchip emozionale.<br />
Occhi bionici, più adrenalina, sensori e cibernetica neurale.<br />
Sogna una carne sintetica, nuovi attributi e un microchip emozionale.<br />
Labbra cromate, ricordi seriali, emozioni e un nuovo impianto sessuale.<br />
(Subsonica, <em>Aurora sogna</em>)</p>
</blockquote>
<p style="text-align:right;"><strong>Capitolo 3</strong>: <a href="http://alessandromarconi.wordpress.com/2011/08/11/3-non-ce-certezza/"><em>Non c&#8217;è certezza</em></a></p>
<br />Filed under: <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/category/the-only-one/'>...the Only One</a> Tagged: <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/bill-hicks/'>Bill Hicks</a>, <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/cellula-sintetica/'>Cellula sintetica</a>, <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/craig-venter/'>Craig Venter</a>, <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/nikola-tesla/'>Nikola Tesla</a>, <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/transumanesimo/'>Transumanesimo</a>, <a href='http://alessandromarconi.wordpress.com/tag/vita-artificiale/'>Vita artificiale</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/alessandromarconi.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/alessandromarconi.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/alessandromarconi.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/alessandromarconi.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/alessandromarconi.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/alessandromarconi.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/alessandromarconi.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/alessandromarconi.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/alessandromarconi.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/alessandromarconi.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/alessandromarconi.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/alessandromarconi.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/alessandromarconi.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/alessandromarconi.wordpress.com/60/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=alessandromarconi.wordpress.com&#038;blog=25817500&#038;post=60&#038;subd=alessandromarconi&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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