Lex Luther.
A proporre quel nickname a Meredith era stato Alessandro, ma a lei non piacevano né i fumetti né il gioco di parole tra il lex latino e il cognome di Martin Lutero. Scosse la testa per scacciare quel pensiero inutile e accese il computer olografico prima di andare a farsi una doccia. Essere un’assistente sociale la rasserenava, le dispiaceva che sarebbe dovuta finire. Pulita e asciutta, indossò una camicetta e un paio di boxer che le aveva lasciato il suo ragazzo, ne gustò il profumo e si morse la lingua. Effettuò il login e seguì con gli occhi azzurri la conversazione degli altri, per poi ridere quando vide la foto della nuova fascia per capelli di kyota: ne indossava una identica per tener fermi i lunghi capelli rossi. Posò lo sguardo sulla Bibbia lì di fianco ma poi tornò allo schermo, non era quello il momento, non aveva voglia, era meglio di no. E poi la conosceva a memoria.
Il suo ragazzo le aveva fatto scoprire un mondo che aveva sempre evitato per colpa dei pregiudizi. Non era stata un’esperienza indolore: aveva dovuto mettere in discussione tutto ciò in cui aveva sempre creduto e rinunciare a molte convinzioni che l’avevano guidata fino a poco prima. Ma con lui era riuscita a non perdersi, e adesso erano insieme in quest’esodo verso la libertà.
Quando si furono collegati anche Bisão e The Man, si versò un bicchiere di vino.
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Giornalisti e politici l’avevano chiamata “Santa”, ma la Terza Guerra Mondiale aveva benedetto solo chi l’aveva finanziata. Le alte cariche religiose avevano dimenticato il proprio ruolo, da tempo si occupavano di politica ed economia incoraggiando la gente a essere diffidente, ansiosa e razzista. Nonostante ci fosse ancora gente allegra, aperta e attiva, la xenofobia dilagante aveva scortato l’umanità fino allo scoppio del conflitto. La vittoria degli Alleati d’Occidente aveva sancito la religione preferita di Dio, e sul terreno reso fertile da sangue, paura e sconforto, il Cristianesimo aveva soggiogato molti di quelli che non avevano fede. La successiva inondazione aveva spazzato via anche gli scandali che la guerra non aveva seppellito, le sacre scritture erano state lette e interpretate ancora una volta e le fazioni fondamentaliste cristiane avevano guidato la ricostruzione grazie all’importanza guadagnata con la loro politica oscurantista e d’incitazione a boicottaggio e discriminazione.
La Mecca e Gerusalemme erano rimaste al loro posto, ma l’enclave di Città del Vaticano era stata rifondata all’interno della Capitale Mondiale, nella Prima Zona, spostando mattone per mattone basilica e piazza. Con quest’impresa, preludio alla costruzione del Guscio, il Governo Mondiale propugnato da uno dei precedenti pontefici voleva dare un chiaro segnale di potere agli sconfitti. I musulmani, una piccola parte dei sopravvissuti a guerra e Inondazione, erano oggetto di razzismo quasi quanto gli omosessuali, mentre la parola “ebreo” continuava a essere usata principalmente per indicare uno status. Alcuni parlavano di “sionismo” per identificare i membri del Governo Mondiale e delle corporazioni che, smessa la maschera conservatrice e messe da parte le lobby , seguivano di nascosto dottrine diverse ed erano dediti a rituali esoterici e satanici, in particolare durante i loro meeting estivi a Bohemian Grove.
Paradise. Meredith non avrebbe potuto avere un cognome più azzeccato vista la devozione che a undici anni le era valsa una borsa di studio per un collegio della Santa Sede, ben lontana dalla Sesta Zona dove viveva. La sua vita tuttavia era stata un inferno nei cinque anni precedenti, durante i quali era stata violentata con regolarità dal preside del suo collegio femminile. Convinta di essere punita per i propri peccati, aveva sepolto nel silenzio quell’orrore e ora, lontana da lui e dall’omertà di parenti e amici, aveva voluto dimenticare. La sua vita era stata più dolce, e alle superiori aveva anche riacquistato il sorriso, per un po’.
A metà del secondo anno una sua insegnante era stata sostituita proprio dal suo ex-preside, e il rito era ricominciato tra preghiere profane e sapore di sale. Tutti sapevano ma nessuno parlava per paura delle conseguenze, e Meredith era sola. L‘unico sfogo per la ragazza era un blog in cui pubblicava quello che le capitava sotto forma di romanzo, e con uno pseudonimo chiedeva consigli ai suoi lettori col pretesto della trama. Uno di loro le aveva dedicato la poesia più bella che avesse mai letto e dato un suggerimento terribile ma seducente, che non era riuscita ad accantonare. Quando le si erano presentati coraggio e opportunità -l’altra faccia di disperazione e fortuna- aveva colpito.
Quella volta il frate non l’aveva legata, e mentre era intento a sfilarle le mutandine, Meredith aveva preso da sotto il cuscino un crocifisso appuntito con un coltello rubato dalla mensa e gliel’aveva ficcato in un occhio. L’uomo aveva ululato dal dolore spruzzando sangue dappertutto e lei, carica di rabbia, gli era salita sopra cavalcioni e aveva continuato a pugnalarlo mentre recitava il salmo “del buon Pastore”. Le suore l’avevano bloccata e avevano chiamato un’ambulanza; il frate era stato salvato per miracolo.
La Santa Sede aveva provveduto a insabbiare la vicenda e a offrire a Meredith una borsa di studio che avrebbe coperto tutte le spese fino al Dottorato di Ricerca, in cambio del suo silenzio. Lei non aveva intenzione d’aprir bocca, era sazia e voleva dimenticare ancora una volta: senza arrivare al diploma aveva abbandonato la scuola ed era finita in periferia a fare la cameriera.
E il destino l’aveva seguìta.
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Aveva scartato l’offerta di Alessandro, ma apprezzando il riferimento a Lutero aveva scelto di farsi chiamare “Martina”. Il nickname di lui invece faceva sorgere un triste sorriso sul suo viso d’angelo: l’aveva ancora, lei, un’anima? Anche se aveva spezzato le catene d’oro che l’avevano imprigionata, i dubbi continuavano a divorarla. Faceva spesso degli incubi e si svegliava pensando a Dio: Guardami dall’alto dei miei sensi di colpa, gli diceva.
Era diventata una Dreamer suo malgrado, aveva vacillato alle parole di Alessandro e si era fatta convincere dal suo ragazzo. Provava sempre la tentazione di tirarsi indietro, ma come avrebbe potuto? La prospettiva era allettante e non voleva deludere chi amava, anche se aveva paura.
Finì il bicchiere di vino e non ne riprese più, doveva rimanere lucida.
Dopo le chiacchiere, la riunione cominciò.
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Salmo. Di Davide.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del Suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.(Salmo 23)

