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…the Only One – Capitolo 3 – Non c’è certezza

Vado per i ventotto, si ripeteva Luis tutte le mattine appena sveglio e tutte le sere prima di addormentarsi. E qualche altra volta nel corso della giornata.
Due anni prima aveva chiuso la sua attività, era tornato nella Quarta Zona e aveva cominciato a dare lezioni di capoeira grazie alla protesi biorobotica che Nick gli aveva impiantato alla gamba destra. All’inizio aveva avuto difficoltà a controllarla, ma con l’assunzione di steroidi nanotecnologici creati per lui dall’amico, il suo metabolismo si era sviluppato a tal punto dall’essere al passo con l’arto sovrumano, e ora non aveva più bisogno di prenderli. Nessuno tranne Nick sapeva dell’operazione, e a Luis piaceva avere un certo vantaggio sugli altri.
Finì di farsi la doccia e si asciugò con un accappatoio bianco, in netto contrasto con la sua pelle d’ebano. Si rivestì, chiuse la palestra e tornò a casa, dove si connesse ma rimase Invisibile per controllare la situazione.
A Luis piaceva osservare gli altri e scoprire sul loro conto più di quanto essi sapessero sul suo. Il suo sogno, tuttavia, lo conoscevano tutti.

Molte cose erano cambiate negli ultimi cinque anni, ma non quello.

*

Durante la Ricostruzione il Governo Mondiale aveva intensificato i controlli sulla popolazione, aumentando ancóra di più il numero di telecamere installate negli spazi pubblici e imponendo l’impianto di microchip sottocutanei. In realtà la Massoneria statunitense li aveva già sponsorizzati apertamente negli anni precedenti alla Terza Guerra Mondiale, regalando un buono pasto di cinque dollari a chi si fosse sottoposto all’operazione. Anche l’allora Presidente, premio Nobel per la Pace e principale esportatore di democrazia della sua epoca, aveva previsto microchip RFID obbligatori per per tutti i cittadini a stelle e strisce all’interno della riforma della sanità.
La vera svolta però c’era stata prima, come conseguenza del clima d’odio e di terrore diffuso da mass media e predicatori dopo l’undici settembre del 2001. Una famiglia della Florida si era addirittura proposta volontariamente per la sperimentazione. Nessuno ricordava le parole di Benjamin Franklin, uno dei Padri fondatori degli Stati Uniti d’America, che seppur massone a sua volta, aveva affermato: “Coloro che rinunciano a libertà essenziali in cambio di una piccola sicurezza temporanea, non meritano né l’una, né l’altra”.
L’equipaggiamento delle Forze dell’ordine era stato potenziato, e la differenza tra Polizia ed Esercito si era talmente assottigliata che l’unica cosa che distingueva i due corpi era l’uniforme: blu per il primo e mimetica per il secondo; anche i metodi e la libertà d’azione erano molto simili. In principio erano state organizzate molte proteste pacifiche contro l’egemonia del Governo Mondiale e le sue misure liberticide, ma militari infiltrati tra i manifestanti avevano alzato la tensione con violenze indiscriminate che avevano portato a scontri in cui molti civili erano stati pestati a sangue. I focolai di rivolta nati in seguito erano stati sedati con precise operazioni militari e il beneplacito dell’opinione pubblica, ora indirizzata contro i facinorosi. Quando il Governo Mondiale aveva ristabilito l’ordine, non aveva avviato alcuna indagine né preso alcun provvedimento disciplinare nei confronti di chi aveva abusato del proprio potere, e anzi molti ufficiali erano stati promossi a gradi più alti.
I servizi segreti erano sempre attivi e, sebbene localizzati strategicamente nelle diverse Zone, rispondevano tutti alla CIA, che vista la sua centralità non aveva neanche dovuto cambiare nome. Tutto era sotto controllo.

Luis Fàbio de Alexandre Castilho era l’ultimo di sette figli. Suo padre aveva riscoperto e ricominciato a insegnare la capoeira lì nella Quarta Zona, e i sei fratelli gliel’avevano fatta conoscere fin da piccolo, per vessarlo. Avevano smesso quando, ancora prepubescente, Luis l’aveva appresa. Col suo fisico imponente, durante l’adolescenza si era guadagnato il soprannome di Bisão -”bisonte” in brasiliano- e aveva cominciato a competere a livello agonistico con ottimi risultati. Essere migliore dei suoi fratelli pur essendo il più giovane, poi, aggiungeva compiacimento.
Per sette anni consecutivi era stato campione di Zona in quattro categorie diverse, e il giorno del suo ventiduesimo compleanno si era aggiudicato il titolo assoluto vincendo un torneo misto tra umani e cyborg, guadagnandosi la partecipazione alle Olimpiadi dell’anno successivo. Per lui sarebbe stata la prima volta. Quella sera era andato a festeggiare col padre e i fratelli, i suoi primi tifosi. Luis non aveva bevuto, non lo faceva mai, e comunque era troppo drogato d’adrenalina per aggiungerne altre. Il padre e il fratello più grande, suoi maestri e punti di riferimento, si erano astenuti con lui, mentre gli altri cinque avevano festeggiato come non ci fosse stato domani. Alterati dall’alcool, si erano sùbito attirati le antipatie di alcuni dei presenti, e ne era nata una rissa. Luis si era intromesso per separare i gruppi e calmare gli animi, ma il tempestivo intervento della Polizia aveva peggiorato le cose: aveva ripristinato la quiete, ma le persone coinvolte avevano pagato un prezzo molto alto. A Luis era stata spezzata la gamba destra in due punti e la sua carriera era finita. A suo padre e suo fratello maggiore era andata molto peggio.
All’ospedale aveva chiesto appositamente una stanza lontana da quella dei fratelli, che considerava la causa dei funerali ai quali non aveva potuto assistere. Senza più il marito e il primogenito, anche la madre si era lasciata morire quand’era ancora ricoverato. Odiava tutto, perché non gli era rimasto più niente, e voleva solo morire anche lui.
Poi Nick, suo coetaneo, aveva occupato l’altro letto della camera, e con molta pazienza era riuscito a farlo schiudere e sfogare. Tra le altre cose, Luis gli aveva confidato la passione per la cucina presa dalla madre ed era persino tornato a sorridere, seppur raramente. Una volta dimesso aveva rifiutato la riabilitazione, si era fatto operare dal nuovo e unico amico ed era andato con lui nella Prima Zona, dove il suo sogno era rifiorito.

*

I suoi rapporti con gli altri si erano sviluppati con lentezza: non gli erano indifferenti, ma li considerava un gradino o due sotto Nick, la cui calma l’aveva conquistato. La convalescenza condivisa in ospedale, poi, aveva avuto un ruolo decisivo, visto quello a cui aveva portato.
Nel frattempo si era connesso anche Alma, e Luis decise di spiare la conversazione tra lui, NEG e kyota. Provò l’impulso di intervenire per far notare che il primo dei tre parlava meno del solito, mentre l’ultimo lo faceva a sproposito, ma si trattenne. Hawk nel frattempo continuava ad ascoltare la musica ma la cornice del suo avatar era diventata verde. Decise di rendersi visibile solo dopo che si fu connessa Martina, ma non si sbottonò quando kyota gli chiese cosa ne pensasse della sua nuova fascia.
Silenzioso anche al di qua dello schermo, Bisão se ne stette a osservarlo dall’alto dei suoi duecentodue centimetri fino a quando anche The Man passò Disponibile.

E finalmente sedette.

* * *

Quant’è bella giovinezza
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
(Lorenzo de’ Medici, Trionfo di Bacco e Arianna)

Capitolo 4: Perché tu sei con me

 
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Pubblicato da su 11 agosto 2011 in ...the Only One

 

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